Dal 5 al 13 ottobre 2018, in mostra “La Grande Guerra dei Carabinieri”. Nella Caserma C.A. Dalla Chiesa un’esposizione ripercorre l’impegno dell’Arma durante il Primo Conflitto Mondiale

Mostra CarabinieriPALERMO: da oggi sino al 13 ottobre 2018, in mostra “La Grande Guerra dei Carabinieri”. Nella Caserma C. A. Dalla Chiesa, sede del Comando Legione Carabinieri Sicilia, nell’ambito delle commemorazioni previste in occasioni del “Centenario della Prima Guerra Mondiale, all’interno della Chiesa di San Giacomo dei Militari, è stata allestita un’esposizione, riproducenti immagini d’epoca.

La mostra, fortemente voluta dal Generale di Brigata Giovanni Cataldo, Comandante della Legione Carabinieri Sicilia curata e realizzata dal Gen. Michele Di Martino, Ispettore Regionale ANC per la Sicilia, in sinergia con l’Ufficio Storico ed il  Museo Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, ricostruisce e racconta, attraverso un percorso espositivo di 22 pannelli illustrativi, ricchi di suggestive immagini d’epoca, il contributo fornito dai Carabinieri allo sforzo bellico del paese nel corso del Primo Conflitto Mondiale.

Il Generale Cataldo incontrando una rappresentanza di alunni e docenti di varie scuole cittadine, ha sottolineato: l’Arma dei Carabinieri ha svolto nel corso della 1^ Guerra mondiale, un ruolo determinante, partecipando al conflitto con un Reggimento Carabinieri distintosi nella  Battaglia del Podgora, ricevendo così la prima medaglia d’oro al valor militare, consegnata il 5 giugno 1920 motivo per il quale noi festeggiamo la festa dell’Arma il 5 giungo. L’Arma grazie alla presenza capillare su tutto il territorio nazionale, è stata impegnata  al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica” a seguire l’Alto Ufficiale ha voluto ricordare: “la riproduzione di una pagina di domenica del corriere che ricorda le gesta di un Carabiniere che diventò aviatore, allorquando la nascita dell’aviazione è datata proprio nel corso della 1^ guerra mondiale, un ex Carabiniere, il Tenente CABRUNA che in una circostanza affrontò uno stormo di caccia austriaci da solo. Mise in fuga tutti i nemici dopo aver abbattuto il caposquadriglia austriaco.”

Suddivisi in sezioni tematiche, i pannelli spaziano dall’impegno nei mesi precedenti il conflitto, alle azioni come forza combattente di prima linea, ai servizi di “intelligence” e ai compiti di polizia militare svolti nelle zone di operazioni, alla partecipazione ai corpi di spedizione italiani sui vari fronti esteri, oggi quasi dimenticati, ai Carabinieri aviatori volontari nel Corpo aeronautico dell’Esercito.

L’esposizione sarà visitabile dalle ore 09,30 alle ore 12,30, dal lunedì al sabato con ingresso libero a titolo gratuito, si potrà inoltre visitare la Chiesa di Santa Maria Maddalena e la Sala della Memoria.

IL CONTRIBUTO OFFERTO DAI CARABINIERI NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

CENNI STORICI:

Il 24 maggio 1915, l’Italia dichiarò guerra al nemico secolare, l’Austria, dopo cinquant’anni dalle battaglie di Pastrengo, Magenta e Monte Croce. Tutti ricorderanno le strofe della canzone “Leggenda del Piave” che recitano: “Il Piave mormorava, calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio”, che ricordano la data dell’inizio del conflitto, quando l’Italia sferrò il primo attacco dal presidio di Forte Verena dell’Altipiano di Asiago, verso le frontiere orientali.

La dichiarazione di guerra fu sofferta, da un lato vi erano gli interventisti che volevano la liberazione di Trento e Trieste e dall’altra i neutralisti che la ritenevano una catastrofe.

C’è da dire che in quegli anni nel Paese regnava dovunque tensione e vi era incertezza per il futuro della Nazione. Vi erano scioperi, proteste, provocazioni ed intemperanze ed i carabinieri e le altre forze dell’ordine, in ogni occasione, dovettero assicurare l’ordine pubblico con grande difficoltà e fatica.

La guerra era scaturita per mire espansionistiche, anche se il pretesto fu l’attentato all’erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, Francesco Ferdinando e la moglie Sofia, il 28 luglio 1914, da parte di un giovane diciannovenne serbo[1].

La Grande Guerra, pur mostrando il suo lato deleterio e pur essendo motivo di distruzione di vite umane, portò con sé alcune novità. Tra queste, l’utilizzo di nuove armi e mezzi di trasporto come carrarmati, aerei, sottomarini, ma anche gas tossici come l’iprite ed il fosgene. Nel sociale le donne rimpiazzarono i loro uomini partiti per il fronte, presero in mano l’economia e la gestione del paese, dovettero assumersi la responsabilità delle famiglie, svolsero lavori tradizionalmente maschili ed ebbero un’inedita presenza pubblica; i bambini, che vedevano il padre ed i fratelli maggiori partire per il fronte, vissero per anni in un mondo che, attraverso i giornalini ed i libri di scuola, parlava loro unicamente di guerra. Sempre le donne, inoltre, divennero in breve protagoniste della storia europea fino ad assurgere ad importanti compiti politici e di governo.

Per la prima volta giovani italiani provenienti da regioni diverse, con culture, tradizioni e dialetti differenti, si trovarono a lottare fianco a fianco per lo stesso fine.

La Prima Guerra mondiale fu un evento di dimensioni inaudite che sterminò una generazione intera e segnò la fine della vecchia Europa. Tra il 1914 ed il 1918, vi furono nove milioni di persone decedute e trenta milioni circa risultarono gravemente ferite. Nonostante le tante crudeltà e distruzioni, si registrò pur tuttavia un senso di fratellanza ed unione tra i nostri combattenti e tra la gente del nostro Paese.

Dalla parte italiana caddero oltre 16.800 ufficiali e 570.000 soldati. Numeri enormi ai quali vanno aggiunti milioni di vittime per la miseria, per la fame, per le malattie indotte dal conflitto.

Con lo scoppio della guerra l’Arma dei Carabinieri, attuando i piani di mobilitazione, già predisposti a partire dal 1905, mise in campo:

– un Reggimento articolato su tre Battaglioni, ciascuno dei quali aveva alle dipendenze tre Compagnie, al cui comando fu posto il Colonnello Antonio Vannugli, comandante della scuola allievi carabinieri di Roma;

–       un Gruppo Squadroni a cavallo;

–       257 Plotoni;

–       168 Sezioni Mobilitate.

Il totale degli uomini impiegati, tutti tratti su base volontaria, fu di circa 500 ufficiali e 20.000 tra sottufficiali e militari di truppa e, considerando che la forza organica dell’Arma dei Carabinieri in quel periodo era di circa 50.000 unità, si comprende bene la consistenza del numero di uomini messi in campo. La rimanente parte, che risultò esigua riguardo ai bisogni ed alle contingenze del momento, continuò ad assicurare il servizio in tutto il restante territorio, ma con notevole impegno e comprensibile fatica, tanto più che con decreto luogotenenziale nr. 357 del 25 febbraio 1917, fu previsto l’arruolamento di 12.000 uomini in veste di “carabinieri ausiliari”.  Tale personale fu tratto da militari delle varie Armi con il grado di “soldato” e “caporale”, previa selezione particolarmente stringente operata da ufficiali dell’Arma.  Fu necessario, come per i carabinieri reali arruolati, il certificato di idoneità morale.

L’idea di avere carabinieri “extra”, non era in realtà nuova, esistendo infatti la categoria dei “carabinieri aggiunti” fin dal 1870.

La differenza fondamentale tra gli aggiunti e gli ausiliari, stava nel rapporto degli stessi rispetto alla forza organica dell’Istituzione. I carabinieri aggiunti, infatti, venivano arruolati per colmare le esigenze organiche dell’Arma ed impiegati nei reparti con lacune di personale. I carabinieri ausiliari, invece, si ponevano come vere e proprie forze extra organico.

Ai 12.000 carabinieri ausiliari del febbraio 1917, se ne aggiunsero, a dicembre dello stesso anno, altri 6.000.

Per la zona di operazione il maggior contributo fu dato dalla scuola allievi di Roma e dalle Legioni Carabinieri di Firenze, Ancona, Napoli, Bari e Palermo.

I compiti assolti dai militari dell’Arma nelle zone interessate al conflitto si distinsero in primari e secondari. Nei primi figuravano: la vigilanza sulle retrovie, i combattimenti in prima linea, la vigilanza sui posti di medicazione, la vigilanza agli sbocchi di camminamenti, il presidio di punti di passaggio obbligato, la vigilanza sulle strade e sulle direttrici di marcia, la ricerca di renitenti e disertori.  Nei compiti secondari erano compresi i servizi di corriere, le scorte ai convogli militari, la prevenzione e repressione dell’attività di spionaggio, i servizi di informazione, attività di polizia giudiziaria, gli interrogatori di prigionieri e servizi di ordine pubblico.

Nel corso delle battaglie e scontri che si protrassero nei quattro anni e mezzo, i carabinieri si distinsero nelle battaglie dell’Isonzo (furono 12), del Carso, del Piave, di Monte Sabatino, di San Michele e del Podgora[2], dove tennero testa allo straniero, mantenendo le proprie posizioni, nonostante i tanti Caduti.

Negli ambienti conservatori, prima che iniziassero le ostilità, si pensava che il conflitto sarebbe durato poche settimane. Si pensava anche che gli attacchi condotti da grosse masse di cavalleria e fanti, sarebbero stati in grado di risolvere ogni genere di scontro. Così non fu. Risultò oltre modo problematico fronteggiare un nemico su uno scenario innaturale: il freddo ambiente alpino, crudele ed inadatto alla permanenza umana.

In tutto il periodo in cui i carabinieri operarono al fronte evidenziarono grande impegno, senso del dovere spinto sino all’estremo sacrificio, slancio, prudenza, coraggio, determinazione, ma anche tanta umanità.

Non si verificò nessun minimo tentennamento, né tanto meno sbandamento. Le sole preoccupazioni furono: seguire gli ordini dei superiori, stringersi attorno a loro per sorreggerli e difenderli, proseguire con loro verso la posizione nemica.

Qualcuno scrisse: “i carabinieri muoiono, ma non cedono. Potranno essere decimati, ma mai fiaccati”.  E ciò lo si constatò sulle alture del Podgora dove combatterono anche con le armi bianche per mancanza di munizionamento.

Volendo fare un consuntivo delle perdite, a fine guerra, è stato calcolato che i Carabinieri Caduti sul campo furono 1423, mentre i feriti 5.254[3].

Nella Battaglia del Podgora i Carabinieri registrarono 52 morti, 137 feriti ed 11 dispersi.

La sola regione Sicilia, quella più lontana dalla zona di guerra, a fine conflitto ebbe il più alto numero di vite umane cadute per la Patria, per l’esattezza 65.000 circa. Il territorio dell’Isola, pur non essendo investito direttamente dagli eventi bellici veri e propri, ne subì le conseguenze negative dei disagi e dei costi della Guerra.

Il primo ufficiale della Legione carabinieri di Palermo[4] caduto in combattimento perché colpito al torace, fu il 46enne Ten. Eugenio Losco. Nelle tasche della sua uniforme fu trovata una lettera diretta alla moglie, il cui contenuto evidenzia amor di Patria, volontà di compiere fino in fondo il proprio dovere, fedeltà al giuramento di fede prestato, ma anche ansia e preoccupazione per la propria vita, come si evince in queste poche sue righe:

“” Da pochi giorni mi trovo con la compagnia nelle trincee a breve distanza dalle linee nemiche.

Il tuono del cannone ed i colpi di fucileria aumentano in noi l’entusiasmo e con ansia si aspetta il momento dell’estremo cimento, per ricacciare dalle posizioni l’avversario al grido di guerra Savoia.

Combattiamo con l’entusiasmo nel cuore e con il motto sulle labbra: Vittoria o morte””.

Ricordare i nostri Eroi, per i Carabinieri è un dovere, non un’esigenza di autocelebrazione. I nostri Eroi non sono solamente le medaglie d’Oro, o comunque i decorati, sono tutti coloro che si sono distinti nell’assolvimento dei loro doveri o dei loro compiti, con atti di quotidiano valore a beneficio della popolazione.

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