Marineo, il Cav. Giuseppe Li Castri compie 100 anni.

Giuseppe Li Castri3Il 26 dicembre 2017 il Cav. Giuseppe Li Castri, alias Don Piddu Funtana, compie 100 anni e invita, la comunità marinese, a festeggiare questo evento insieme ai suoi familiari. Alle ore 17,00 Santa Messa di ringraziamento presso il collegio di Maria di Marineo e poi un momento conviviale al castello Beccadelli. L’amministrazione comunale consegnerà una targa ricordo, come consetudine, per questo traguardo raggiunto. Piddu Funtana nel nostro paese si è impegnato nel sociale e in politica attiva; è stato consigliere comunale dal 1953 al 1958 con l’amministrazione guidata dal sindaco Domenico Fragale, ed ha ricoperto la carica di assessore supplente, va ricordato che è un fervido devoto di San Ciro.

Attraverso il Figlio Roberto, in questo articolo di Francesco Lamberini (L’eco di Bergamo 11 febbraio 2005) ripercorriamo alcuni tratti di vita di Giuseppe Li Castri, in particolar modo la storia d’amore con la giovane slovena Maria, divenuta sua moglie.

Roberto Li Castri abita a Bonate Sopra: nel ’43 suo padre era soldato d’occupazione a Lubiana, dove conobbe la bella Maria «Io, figlio dell’amore tra un militare italiano e una giovane slovena» In occasione della «Giornata della memoria», c’è chi ha voluto lanciare una parola di speranza. Protagonista di questo messaggio è Roberto Li Castri, 61 anni, di Bonate Sopra. «Contrariamente alle voci di tanti scampati – dice – il mio, per fortuna, non è un grido di dolore o di rancore, bensì di amore. Il mio concepimento è avvenuto nell’agosto del 1943, pochi giorni prima di quel fatidico 8 settembre, grazie a Giuseppe, un soldato siciliano di stanza a Lubiana fra le truppe italiane del Regio Esercito, e Maria, una bella ragazza slovena di 19 anni. La mia storia è ben diversa da quella proposta nella fiction televisiva “Il cuore nel pozzo”. Non sono stato il frutto della violenza del rozzo soldato Novak nei confronti di Giulia. Sono il figlio dell’amore fra un militare dell’esercito occupante e la giovane slovena che portava armi e viveri ai partigiani titini che si annidavano nei boschi attorno a Lubiana. Una relazione che sarebbe potuta costare la vita ad entrambi. Solo l’amore dette a mia madre la forza d’animo, la temerarietà, la disperazione necessarie per ritrovare e raggiungere mio padre in Liguria, nel marzo del 1944, sposarlo, dargli altri due figli oltre a me ed amarlo fino al resto dei suoi giorni». Dopo aver fatto il capostazione per una vita, anche a Bergamo, Roberto Li Castri, sposato e padre di due figli, ora è in pensione. Ha vissuto in Lombardia negli ultimi 35 anni e da poco è approdato a Bonate Sopra. «Mio padre – racconta Li Castri – fu impegnato in vari fronti, poi rimase per due anni a Lubiana, in Jugoslavia, fra le truppe italiane di occupazione, fino a quel fatidico 8 settembre ’43. Durante un giro di perlustrazione si imbatté in Maria e ne rimase colpito. Si innamorarono subito, nonostante l’uno non capisse una parola dell’altro. Poi si sposarono a Ceriale, in Liguria, un mese prima della mia nascita avvenuta a Loano. Purtroppo mia mamma è morta cinque anni fa e mio padre, che oggi vive a Marineo, un paesino della provincia di Palermo, si reca quasi tutti i giorni a farle visita al cimitero». Finita la guerra, Giuseppe Li Castri decise di tornare con la famiglia in Sicilia, dove Roberto è rimasto fino all’età di 24 anni. Assunto a 25 nelle Ferrovie, ha trascorso gran parte della sua vita in Lombardia. Nel ’72 si è sposato e per parecchio tempo ha vissuto a Ponte San Pietro prima di trasferirsi, qualche anno fa, a Bonate Sopra. «C’è anche un altro risvolto curioso – aggiunge Roberto Li Castri – che vorrei raccontare. Ogni tanto mio padre, che ora ha 87 anni, viene a trovarmi. Da tempo mi raccontava che nel lontano 1939 frequentava un commilitone bergamasco di nome Pierino. Faceva l’attendente del capitano, mentre erano di stanza a Terni, ed aveva la passione per il canto. Un particolare che gli era rimasto impresso nella memoria. Una domenica mattina di poco tempo fa, mentre mio padre si trovava a casa mia, decise di andare a messa. Ma la chiesa madre di Bonate Sopra era inagibile per lavori di ristrutturazione. Notò un anziano sulla piazza e lo avvicinò per chiedere dove si poteva andare ad assistere alla funzione». «Il signore si offrì di accompagnarlo verso l’oratorio. A quel punto – conclude Roberto Li Castri – mio padre rimase colpito dalla voce dell’uomo e riconobbe in lui il commilitone tanto a lungo cercato. Così, dopo oltre mezzo secolo, è riuscito a riabbracciare Pierino Rota, che fino a qualche anno fa cantava nel coro parrocchiale. Ora mio padre ha un motivo in più per venire a trovarmi qui a Bonate Sopra». Francesco Lamberini (L’eco di Bergamo 11 febbraio 2005)

 

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