Per ridurre i costi della politica, perchè i cittadini devono votare SI e la maggioranza del parlamento deve votare NO?

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Uno degli slogan principali, ampiamente pubblicizzato dai sostenitori della riforma costituzionale, relativo al referendum del 4 dicembre, riguarda la diminuzione dei costi della politica. Questo il testo del quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  88 del 15 aprile 2016?».

Il nostro (non eletto) presidente del Consiglio dei Ministri sta girando l’Italia in lungo e in largo, si è fatto sponsorizzare oltre che da attori anche dal Presidente americano Obama per convincere gli Italiano che con questa riforma si dà un taglio netto ai costi della politica.

Bene!, prima di NOI cittadini questa occasione di ridurre nettamente i costi della politica c’è l’hanno i nostri parlamentari domani, lunedì 24 ottobre alla ripresa dei lavori parlamentari, dove sarà in discussione il taglio degli stipendi dei parlamentari per un risparmio netto di 61 milioni di euro all’anno sugli stipendi e di 26 milioni di euro di spese telefoniche e di viaggio.

“discussione sulle linee generali della proposta di legge: Modifiche alla legge 31 ottobre 1965, n. 1261, concernenti il trattamento economico e previdenziale spettante ai membri del Parlamento (C.2354);

La votazione al disegno di legge è prevista per martedì 25 ottobre, ma già si paventa il rischio di rinviare il voto a dopo il referendum, perché? Di seguito la proposta di legge

CAMERA DEI DEPUTATI N. 2354

PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA DEI DEPUTATI

LOMBARDI, DADONE, NUTI, DIENI, FRACCARO, TONINELLI, COZZOLINO, D’AMBROSIO, AGOSTINELLI, ALBERTI, ARTINI, BALDASSARRE, BARBANTI, BARONI, BASILIO, BATTELLI, BECHIS, BENEDETTI, MASSIMILIANO BERNINI, PAOLO BERNINI, NICOLA BIANCHI, BONAFEDE, BRESCIA, BRUGNEROTTO, BUSINAROLO, BUSTO, CANCELLERI, CARIELLO, CARINELLI, CASO, CASTELLI, CECCONI, CHIMIENTI, CIPRINI, COLLETTI, COLONNESE, COMINARDI, CORDA, CRIPPA, CURRÒ, DA VILLA, DAGA, DALL’OSSO, DE LORENZIS, DE ROSA, DEL GROSSO, DELLA VALLE, DELL’ORCO, DI BATTISTA, DI BENEDETTO, LUIGI DI MAIO, MANLIO DI STEFANO, DI VITA, D’INCÀ, D’UVA, FANTINATI, FERRARESI, FICO, FRUSONE, GAGNARLI, GALLINELLA, LUIGI GALLO, SILVIA GIORDANO, GRANDE, GRILLO, CRISTIAN IANNUZZI, L’ABBATE, LIUZZI, LOREFICE, LUPO, MANNINO, MANTERO, MARZANA, MICILLO, MUCCI, NESCI, PARENTELA, PESCO, PETRAROLI, PISANO, PRODANI, RIZZETTO, RIZZO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, ROSTELLATO, RUOCCO, SARTI, SCAGLIUSI, SEGONI, SIBILIA, SORIAL, SPADONI, SPESSOTTO, TERZONI, TOFALO, TRIPIEDI, TURCO, VACCA, SIMONE VALENTE, VALLASCAS, VIGNAROLI, VILLAROSA, ZOLEZZI

PROPOSTA DI LEGGE

ART. 1. (Indennità). L’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è sostituito dal seguente:

« ART. 1. – 1. A norma dell’articolo 69 della Costituzione, l’indennità spettante ai membri del Parlamento per garantire il libero svolgimento del mandato è disciplinata dalla presente legge. Essa è pari, al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali e assistenziali, ad euro 5.000 mensili ed è erogata per dodici mensilità.

  1. L’indennità di cui al comma 1 è aggiornata annualmente in base agli adeguamenti automatici stabiliti dagli indici dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).
  2. Nessuna indennità aggiuntiva, emolumento o rimborso di spese è riconosciuto ai membri del Parlamento per lo svolgimento di altri incarichi interni alla Camera di appartenenza ».
  3. Le indennità spettanti ai componenti delle assemblee o dei consigli delle regioni a statuto ordinario e speciale nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano non possono essere superiori all’indennità spettante ai membri del Parlamento ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.
  4. L’articolo 6 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è abrogato.

ART. 2. (Rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio).

  1. L’articolo 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è sostituito dal seguente:

« ART. 2. – 1. Ai membri del Parlamento è riconosciuto un rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio entro il limite massimo di euro 3.500 mensili. Il rimborso delle spese di alloggio non è riconosciuto ai membri del Parlamento che risiedono nel comune di Roma.

  1. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere, con propri regolamenti adottati d’intesa tra loro, disciplinano le modalità per l’erogazione del rimborso delle spese di cui al comma 1, da effettuare sulla base dell’estratto del conto di una carta di credito emessa a tale esclusivo scopo. L’estratto del conto deve essere pubblicato nel sito internet della Camera di appartenenza del membro del Parlamento con cadenza mensile.
  2. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere disciplinano, altresì, d’intesa tra loro le modalità per l’applicazione di una decurtazione del rimborso di cui al comma 1 per ogni giorno di assenza del parlamentare dalle sedute dell’Assemblea, delle Giunte o delle Commissioni in cui si siano svolte votazioni».

ART. 3. (Rimborso delle spese per l’esercizio del mandato rappresentativo).

  1. Dopo l’articolo 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è inserito il seguente:

«ART. 2-bis. – 1. Ad ogni membro del Parlamento è riconosciuto un importo pari a euro 3.690 mensili a titolo di rimborso delle spese per l’esercizio del mandato rappresentativo e la retribuzione di collaboratori».

ART. 4. (Regime tributario).

  1. All’articolo 5 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il primo comma è sostituito dal seguente: « I rimborsi delle spese previsti dall’articolo 2 della presente legge sono esenti da ogni tributo e non possono essere computati agli effetti dell’accertamento del reddito imponibile e della determinazione dell’aliquota per qualsiasi imposta o tributo dovuti sia allo Stato che ad altri enti, o a qualsiasi altro effetto »; b) il secondo e il terzo comma sono abrogati.

ART. 5. (Indennità per la cessazione dal mandato).

  1. Dopo l’articolo 6 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è inserito il seguente:

« ART. 6-bis. – 1. Ai membri del Parlamento cessati dal mandato per qualsiasi causa spetta un’indennità il cui importo è commisurato all’importo dell’indennità di cui all’articolo 1 della presente legge e alla durata complessiva del mandato rappresentativo svolto ed è calcolato secondo la disciplina prevista dall’articolo 2120 del codice civile.

  1. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere, d’intesa tra loro, adottano le disposizioni necessarie per l’attuazione del comma 1 ».

ART. 6. (Trattamento previdenziale).

  1. Il sistema previdenziale applicabile ai membri del Parlamento è basato sul metodo di calcolo contributivo.
  2. I membri del Parlamento conseguono il diritto alla pensione al compimento del sessantacinquesimo anno di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno cinque anni effettivi. A tal fine, i parlamentari versano un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità lorda determinata ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, come sostituito dall’articolo 1 della presente legge.
  3. Il trattamento pensionistico non è erogato, per tutta la durata del mandato, qualora il membro del Parlamento sia rieletto al Parlamento nazionale, sia eletto membro del Parlamento europeo spettante all’Italia o componente di un consiglio regionale, ovvero sia nominato componente del Governo nazionale, assessore regionale o titolare di un incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare. L’erogazione è inoltre interrotta in caso di nomina ad un incarico per il quale la legge ordinaria prevede l’incompatibilità con il mandato parlamentare, ove l’importo della relativa indennità sia superiore al 50 per cento dell’indennità parlamentare.

ART. 7. (Congedo di maternità, di paternità e parentale).

  1. Ai membri del Parlamento si applicano, per quanto compatibili, le norme in materia di congedo di maternità, congedo di paternità e congedo parentale, previste dai capi III, IV e V del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni.
  2. Per i periodi di congedo parentale, ai membri del Parlamento è dovuta, fino al terzo anno di vita del bambino, un’indennità pari al 30 per cento dell’indennità di cui all’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, come sostituito dall’articolo 1 della presente legge, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi.
  3. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere stabiliscono le modalità di fruizione del congedo di cui al comma 2 su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

ART. 8. (Trasparenza, controlli e sanzioni).

  1. Nella pagina personale di ciascun membro del Parlamento, all’interno del sito internet della Camera di appartenenza, sono pubblicati, con aggiornamenti bimestrali: a) il complesso delle indennità riconosciute al membro del Parlamento ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, come sostituito dall’articolo 1 della presente legge, al lordo e al netto delle trattenute fiscali, previdenziali e assistenziali; b) il numero dei giorni per i quali, nel corso del bimestre, il membro del Parlamento è risultato presente alle sedute dell’Assemblea e delle Commissioni e ha ottenuto il riconoscimento del rimborso delle spese di soggiorno e di viaggio, ai sensi dell’articolo 2 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, come sostituito dall’articolo 2 della presente legge; c) la rendicontazione delle spese rimborsate ai sensi degli articoli 2 e 3. 3. Qualora sia accertata l’erronea imputazione di spese non rimborsabili a carico dei fondi messi a disposizione dei singoli membri del Parlamento, l’Ufficio di Presidenza della Camera di appartenenza sottopone le rendicontazioni al controllo di regolarità della Corte dei conti, che verifica il corretto utilizzo delle somme assegnate. Ove siano accertate irregolarità, l’Ufficio di Presidenza irroga una sanzione compresa tra il doppio e il quadruplo delle somme che risultino indebitamente imputate a carico dei fondi messi a disposizione del membro del Parlamento.

ART. 9. (Attuazione).

  1. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere adottano le disposizioni necessarie ai fini dell’attuazione degli articoli da 1 a 8 a decorrere dalla predisposizione dei bilanci per l’esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.

 LINK  CAMERA DEI DEPUTATI

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