Martorelli, disegni inediti in una mostra a Marineo

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Dal 18 settembre e fino al 15 ottobre 2016 è possibile visitare presso il Castello Beccadelli di Marineo la mostra “Grafica di pittori del 900” con un omaggio a un’insolita mostra di Gigi Martorelli dal titolo: “disegni”. Tutte le opere sono del collezionista marinese Antonetto Provenzale.

La mostra presentata con sapienza e conoscenza da Ciro Spataro – Assessore alla cultura del comune di Marineo – ha posto in evidenza due aspetti dell’evento, uno legato agli artisti i quali fecero grande il Novecento italiano e tra questi abbiamo rivisto incisioni e litografie di Domenico Purificato, Renzo Vespignani, Giuseppe Migneco, Franco Gentilini, Gianni Dova, Bruno Caruso, Giorgio De Chirico, Aligi Sassu, Salvador Dalì e una serie di lito di Renato Guttuso; l’altro dedicato ad una serie di disegni di Gigi Martorelli. Opere giocate sui toni del bianco e nero dalle quali, a tratti, emergono volti femminili e qualche nota di colore, ma sopratutto la voglia di casa. Di poesia di casa.

Ieri sera nel corso della presentazione della mostra di Enzo Sciavolino alla Galleria Studio 71 di Palermo la curatrice della mostra Vinny Scorsone parlando di Enzo, parlava di poesia della scultura, della capacità di mettersi in ascolto davanti a un blocco di granito di qualunque genere fosse. Anche Gonzalo Alvarez Garcia così come Aldo Gerbino nei loro interventi hanno sostenuto che era assolutamente vero. Le opere di Sciavolino erano permeate di poesia.

Io credo che proprio partendo da ciò non si può assolutamente non riconoscere a Gigi Martorelli la capacità di porre a chi “ascolta” la sua opera di trasmettere il senso poetico del suo essere artista. Va da sé quindi che tracciare la figura o parlare di Gigi Martorelli e del suo essere artista a tutto tondo non è per niente facile e ci vorrebbe del tempo per sviscerare tutto ciò che ha prodotto in quasi 60 anni di lavoro e di pittura. Di lui si è scritto molto e si è detto altrettanto. Ma per la verità anche degli altri. Ma Martorelli è un’altra cosa. Fu certamente  un artista inquieto e un pittore raffinato alla stregua degli altri anche se con fortune diverse. Critici più o meno blasonati hanno espresso parole forti e qualificanti per il suo lavoro. Lo hanno fatto:

Anna Maria Ruta nel suo testo Martorelli: artista “avaro” difficoltoso, elaboratissimo;

Maria Poma Basile – per la mostra alla galleria Flaccovio di Palermo;

Franco Grasso – per il catalogo della mostra “un sopravvissuto saraceno”;

Elio Mercuri –  con il testo: Martorelli e i suoi paesaggi meccanici;

Eduardo Rebulla nel suo testo per il giornale L’ORA La nuova metafora;

Giorgio Di Genova con il testo Il lirismo sognante di Martorelli;

Albano Rossi con – Una rara coerenza mai allentata;

Nicolò D’Alessandro che scrisse il testo di presentazione per la sua mostra personale alla galleria Marino di Palermo; Sergio Troisi – Martorelli, l’immobilità inquietante delle cose;

Giovanni Bonanno nel suo testo Ironico Lirismo.

E ancora Daniela Fileccia – Alfredo Marsala Di Vita – Gaetano Bonifati – Attilio Battistini – Aldo Gerbino e tantissimi altri.

Sicché non è facile, non è per niente facile dire qualcosa di Gigi Martorelli, un artista che ho “incontrato” quasi casualmente all’inizio della mia attività di gallerista e di operatore culturale.

Di lui sapevo ben poco. Sapevo che aveva frequentato mostri sacri dell’arte contemporanea da Lam a Enrico Baj, da Piero Manzoni a Roberto Crippa  e poi Gianni Dova, Domenico Purificato etc. tutto qui, ma niente di più. Eravamo agli inizi degli anni ottanta. Allora avevo la galleria in via Terrasanta e spesso mi venivano a trovare amici e colleghi. Fu uno di quei giorni che venne a trovarmi Moktiar Sakri proponendomi l’acquisto di un quadro di Gigi Martorelli, lo comprai subito. Un po’ perché mi piaceva ma anche perché avevo sentito molto parlare di lui nelle conversazioni con artisti e colleghi.

Negli anni comprai diverse opere di questo artista. Finanche un ritratto molto bello fatto alla moglie di Renzo Meschis. Realizzammo anche alcune serigrafie tirate da un giovanissimo Patrizio De Lollis, quelle con la sabbia delle quali ne conservo qualcuna.

Incontrai l’artista quasi casualmente in galleria. Era venuto – credo – per una mostra di Carlo Monastra. Debbo dire che ci si fa sempre un’immagine delle persone che raramente corrisponde al vero. Ma di Martorelli mi ero fatto un’idea abbastanza precisa. Non ho avuto dubbi, era lui la persona che vidi entrare in galleria. Aveva un aspetto un po’ così, come era lui.

Forse stravagante, distratto come sapeva essere, fumava, come era solito fare. Disponibile al dialogo.   Martorelli fu un Artista che ha saputo cogliere, con i mezzi della pittura e con l’umanità dell’uomo trasferendoli sulla tela, gli aspetti della sua contemplazione. Il mare certamente fu per lui uno degli aspetti più particolari della sua contemplazione. L’infinito e oltre.

Ma non deve trarre in inganno questo aspetto meditativo del personaggio Martorelli che certamente fu un estroverso.

La presenza di Martorelli, oggi, in questa mostra si impone, per quel saper parlare come in questo caso, a bassa voce, come spesso faceva, anche quando a sollecitarlo erano le anime vaganti dell’arte, che pure amava ma dalle quali prese sempre le distanze.

Artista estremamente libero e vivace, Gigi Martorelli è riuscito, grazie al suo estro e alla sua diligenza, a realizzare opere in cui il culto per la forma, che si esprime nella sapienza del disegno e della tecnica, si esalta nello splendore delle tinte e nel segno riconoscibile di una personalità singolare e di una sensibilità moderna e vivace  che diedero vita al suo modo e al suo modo di essere artista.

La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 15 ottobre 2016 nei seguenti orari dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30 esclusi i festivi con eccezione del 2 ottobre 2016.

          Palermo 18.09.2016                                                                           Francesco M. Scorsone

(Nella foto: Ciro Spataro,  Antonetto Provenzale e Francesco M. Scorsone)

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