Marineo: Mostra di documenti storici e monete del tempo del Regno delle Due Sicilie

Mostra Marineo documenti storici

La mostra si può visitare tutti i giorni  ore 10,00-13,00 / 16,00-19,00, dal 30 maggio al 22 giugno.

Marineo – E’ stata inaugurata ieri,  presso il Castello Beccadelli di Marineo, una mostra di documenti storici e monete risalenti alla dinastia dei Borbone, casa reale del Regno delle due Sicilie che ha governato la nostra isola dal 1734 al 1861.

La mostra che l’Ordine Costantiniano di San Giorgio, grazie al patrocinio del Comune di Marineo e della Regione Siciliana Assessorato per i Beni Ambientali e dell’Identità Siciliana, presenta documenti e monete e per la prima volta anche elementi cartografici che evidenziano l’importanza del catasto borbonico.

La mostra permette di ammirare Ducati, Grana, Tornesi, e Cavalli e la studiosa Roberta La Bua ci permette di comprendere in modo semplice una prima visione delle monete.

Prima delle riforme di Carlo III, l’unità monetaria dell’isola era l’oncia, divisa in trenta tarì. Ogni tarì era formato da venti grani che a loro volta erano formati da sei “piccoli” o “denari”. Carlo III, con dispaccio del 17 agosto 1735 e con una legge del 29 dicembre 1745, ordinò che vi fosse un ragguaglio tra il sistema monetario della Sicilia e quello del “Carlino” napoletano. Con statuto del 20 aprile 1818, infine, si stabilì che sia per il Regno di Sicilia che per Napoli, l’unità monetaria fosse il ducato diviso in centesimi, detti “grani napoletani” o “bajocchi siciliani”, a loro volta divisi in dieci parti detti “cavalli” o “calli”. Ma quale fu la veste scultorea di tali monete? Da quando Carlo III arrivò a Palermo nel 1735, la zecca di codesta città cominciò a coniare monete che solevano riportare nel dritto la testa del Re incoronata di allori, con attorno la scritta “Carulus. D.G. Sic. Et Hier. Rex”; mentre nel rovescio della moneta venne riportata l’aquila siciliana ad ali spiegate e con la testa incoronata ed attorno ad essa la scritta “Fausto Coronationis Anno”. Per le successive coniature la scritta del rovescio fu “Hispaniarum Infants”. Solamente le monete da sei e tre tarì riportavano nel rovescio, come raffigurazione, una Croce greca con tre corone ed a queste, nel tempo, si aggiunsero altre coniature.

Il 6 ottobre 1753 il Reame passò a Ferdinando III e, nonostante le monete venissero coniate in proporzioni simili alle precedenti, vi fu un cambio nel modellato e nelle scritte. Permane l’aquila nel rovescio della moneta, ma la scritta divenne: “Hispan Infans”, oppure “Hispaniarum Infans”. Il dritto della moneta venne cambiato con la testa del nuovo Re.

Interessante è la moneta da dodici tarì, che portava nel retto il profilo di Ferdinando III con la scritta “Ferdinandus III. D.G.REX. TARI 12″ e nel verso l’aquila con la ghirlanda di allori e con la scritta ” UTR. SIC. HIER. INFANS. HISP. 1810″. Durante tale periodo risultò sulla faccia del contorno esterno di alcune monete il motto “Nulla Dolo Via Sub. Bono Principe”, ovvero “Nessun mezzo alla frode sotto un buon Principe”, che ricordava “La legge punisce i produttori e gli spacciatori di moneta falsa” della lira italiana. Vi fu il bisogno di ricordare l’illegalità del falsificare la moneta, non solamente perché il “Buon Principe” non lo avrebbe permesso, ma soprattutto perché tale frode fu praticata da molti soggetti, al punto che nel 1814 il Governo dovette improntare nuove coniature per evitare disordini. In tal modo si ebbe la nuova serie, in rame, di dieci, cinque, due ed un grano, con nel dritto della moneta la testa del Monarca e la scritta “Ferd. III. P.F.A. SICIL. Et. HIER. REX.” e nel verso un decoro a cornucopie intrecciate che si rifaceva all’iconografia delle monete siculo-greche, con il motto “Felicitas Publica”, oppure veniva riportato una donna seduta e la scritta

“Securitas Publica” oppure il Pegaso alato ed a seguire il grappolo d’uva. Interessante fu anche la moneta d’oro da due once, che per la prima volta riportò l’effige della Trinacria.

La monetazione sotto Ferdinando IV di Napoli non evolve di molto la storia della coniazione del periodo Risorgimentale, mentre di importanza notevole suscitano i fatti successi a seguito del 1789 e delle profonde trasformazioni dovute alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone Bonaparte. Quando il 23 gennaio 1799 i francesi arrivarono a Napoli, imposero la Repubblica partenopea e la relativa moneta, scacciando le Aquile, “volate” via assieme ai Borbone che, nel frattempo, si rifugiarono a Palermo. Da quel momento nelle moneta di Napoli risultarono i ritratti di “Giuseppe Napoleone per la grazia di Dio, Re dell’una e dell’altra Sicilia” e successivamente “Gioacchino Napoleone Re delle due Sicilie”, ovvero Murat. Gli altri simboli furono Partenope ed i simboli della Repubblica, ovvero la picca con il pileo, la ghirlanda di querce, oltre la trinacria. Il periodo della monetazione repubblicana finì l’8 dicembre del 1816 con il ritorno, a Napoli, di Ferdinando III di Sicilia, che divenne Ferdinando I Re del Regno delle due Sicilie e sul conio tornarono i simboli del Regno Borbonico. L’ultimo atto della storia borbonica fu di Francesco II, che divenne Re nel 1859, ma cadde dal trono solamente l’anno successivo, ritirandosi in esilio dapprima a Gaeta e successivamente a Roma. Durante tale breve periodo di regno sotto Francesco II, la monetazione non ebbe una grande storia, tranne che per qualche moneta, come i 120 grani ed alcune monete d’argento. La storia della monetazione borbonica ebbe la sua svolta finale con il Decreto del 17 agosto 1860, che unificò il sistema monetario di Napoli a quello d’Italia, del quale si può trovare ampio riferimento nel Giornale Officiale di Sicilia del 21 agosto del 1860, con successiva modifica del Regio Decreto del 28 luglio, che si trova nella raccolta off. delle Leggi e Decreti, Anno 1861, Vol. I, pag 372.

Il materiale esposto è stato gentilmente reso disponibile per l’evento da due collezionisti dell’Ordine Costantiniano di san Giorgio, il Delegato Vicario dott. Antonio di Janni e il Dr. Salvatore Romano.

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Comments
2 Responses to “Marineo: Mostra di documenti storici e monete del tempo del Regno delle Due Sicilie”
  1. massimo ha detto:

    Marineo è molto ITALIANISTA, non ricorda affatto il bene che Ferdinando III di sicilia (primo delle Due Sicilie) fece alla città ed a quelle terre.
    Garibaldi, entrò a Marineo ed il popolo lo reputa un onore e cosa da ricordare; Giuseppe Capuzzi (garibaldino lombardo), scrisse cose bellissime del paese, ma raccontò un aneddoto squallido, che purtroppo, a mio parere, getta a tutt’ora un onta sulla popolazione marinese, ma la popolazione non se ne rende conto!
    Spero possa ritornare presto la memoria e, spero che questa mostra possa far sorgere qualche domanda di ciò che eravamo: una nazione libera ricca ed indipendente e su ciò che siamo diventati: una colonia interna affamata e dimenticata!

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  2. massimo ha detto:

    Voglio, se è possibile dire ancora una cosa. La propaganda risorgimentale ha creato l’errata idea di un regno di Napoli che in verità non è mai esistito. Esisteva il regno di Sicilia Citeriore (Siciliae Citra Pharum) e quello di Sicilia Ulteriore (Siciliae Ultra Pharum). Domini di qua e di la’ del faro… Infatti la moneta postata mostra Ferdinando IV (siciliarum rex) ossia re dei siciliani di qua e al di la del faro. Per quanto riguarda Giuseppe Napoleone e Murat, erano solo nominalmente ed abusivamente re delle due Sicilie e furono loro ad “immettere” l’idea di Napoli con il cavallino rampante e Sicilia con la Triscele.

    Grazie

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