A 104 anni dalla tragedia, Marineo Weblog ricorda Vincenza Benanti

vincenza benantiLa marinese morì nell’incendio della Triangle Shirtwaist Company insieme ad altre 145 persone; l’11 Aprile le verrà intitolata una via.

Negli anni passati, Marineo Weblog si è prodigato nel ricordo di Vincenza Benanti, nostra concittadina morta nell’incendio della Triangle Shirtwaist Company di New York. Ogni 25 Marzo, data della tragedia che ha coinvolto Vincenza Benanti, abbiamo voluto deporre, seppur idealmente, un fiore nella lapide della sfortunata concittadina al fine di onorarne la memoria e far si che la giovane Vincenza continui a vivere nel cuore di chi la ricorda trovando, tra l’altro, il consenso del quotidiano America Oggi” che ha voluto condividere uno dei nostri articoli. Dopo 104 anni dal tragico incendio che colpì la fabbrica di camicette (cosiddette shirtwaist) e che costò la vita a 146 dipendenti, di cui 39 italiane, Marineo Weblog torna a ricordare il luttuoso evento riproponendo la ricostruzione della vicenda storica e mostrando in esclusiva documenti relativi a Vincenza Benanti ed alla sua famiglia. Apprendiamo favorevolmente la notizia secondo cui l’Amministrazione Comunale di Marineo, il prossimo 11 Aprile, intitolerà una strada (in zona Gorgaccio) alla memoria di Vincenza Benanti e, alla cerimonia, sarà presentato il libro “Camicette Bianche” di Ester Rizzo, editore Navarra, promotore della petizione “Ridiamo dignità alle donne vittime dell’incendio della Triangle Waist” da noi stessi firmata e diffusa.

VINCENZA BENANTI, CHI ERA?

Vincenza Benanti era una lavoratrice della Triangle Shirtwaist Company localizzata al n.27 Washington Place di New York City. La Triangle Company produceva le camicette cosiddette shirtwaist. Era operatrice alla macchina di cucito e probabilmente era stata presentata dalla cugina Tessie Benanti, anche lei di Marineo, sopravvissuta alla tragedia, che già lavorava in quella fabbrica.

VINCENZA BENANTI è nata a Marineo il 18 febbraio del 1888 (registro 1888 n.77); ed è morta il 25 marzo 1911 a Greenwich Village  Contea di NeYork

I suoi genitori:

  • Girolamo Benanti
  • Lo Pinto Francesca

Girolamo Benanti è deceduto nel 1900, la moglie Lo Pinto Francesca, divenuta vedova all’età di 51 anni si trasferisce in America (imbarco a Napoli con la nave “Madonna”) insieme ai figli Vincenza di 18 anni e Carmelo Benanti di 26 anni. La nave arriva al porto di Ellis Island il 16 feb. 1906, e la registrazione dei passeggeri avviene il 17 feb. 1906. Vincenza Benanti viene registrata all’albo n. 2, dove si legge che aveva in tasca 12 dollari, mentre Carmelo all’albo n. 1 La famiglia si riconduceva a Fedele Benanti – di 24 anni, fratello di Vincenza nato a Marineo ed emigrato in America nel 1902 a due anni dalla morte del padre. (arrivato al porto Ellis Island il 15 dicembre 1902 con la nave Patria partita dal porto di Napoli ) Lui era residente ad Elizabeth Street.

La Triangle Shirtwaist Company produceva le camicette alla moda di quel tempo, le cosiddette shirtwaist, La compagnia occupava circa 500 lavoratori,  gli operai erano per lo più giovane ragazze immigrate, alcuni di appena 13 anni, che svolgevano turni di 14 ore, tra cumuli di bulloni, di tessuto infiammabili, accatastato in contenitori poggiati sul pavimento. intorno a loro modelli di carta tessuto appesi sopra degli scaffali e tavoli da lavoro. I laboratori erano illuminati da lampade a gas a fiamma aperta. Agli uomini, era stato permesso di fumare mentre lavoravano.

Il 25 marzo 1911, intorno a 4:30, un incendio è divampato all’ 8° piano. La maggior parte di quel piano ed i dirigenti al 10° piano sono riusciti a fuggire, ma i lavoratori al 9° piano, che non erano stati avvertiti dell’incendio, si sono trovati intrappolati. Delle quattro uscite nono piano, l’ascensore fu requisito dai lavoratori all’ 8° piano e poi ha smesso di funzionare del tutto, una porta delle scale è stato presto bloccata dal fuoco e dal fumo, altra porta delle scale era stato bloccato (anche se negato dai proprietari nel processo celebrato, era una pratica comune per bloccare i lavoratori in fabbrica per impedire loro di rubare) e la scala antincendio troppo fragile è crollata sotto il peso degli operai in fuga.

Molti sono morti sopraffatti dal fumo e dalle fiamme che rapidamente hanno invaso l’edificio, per 62 dei lavoratori non c’erano altri mezzi di fuga e si buttavano dalle finestre. Anche se i vigili del fuoco hanno risposto rapidamente, l’acqua dai loro tubi non avrebbe raggiunto i piani superiori e le scale di quel tempo erano in grado di raggiungere al di sopra del 6° piano. Quando l’incendio è stato estinto, 141 persone avevano perso la vita.. Nei giorni successivi, altre 5 persone morivano a causa delle ferite riportate

Vincenza Benanti, probabilmente rimasta intrappolata, si è lanciata nel vuoto come estremo tentativo di salvezza, è morta per soffocamento a seguito dell’inalazione dei fumi. Ciò viene riportato nel certificato di morte, rilasciato il 27 marzo del 1911 dal medico legale dello stato di New York. Il suo corpo è stato identificato dal fratello Fedele.

Il nominativo di Vincenza Benanti appare nel rapporto finale della Croce Rossa, Emergency Relief Committee del 6 aprile 1912. “Una ragazza di 22 anni è rimasta uccisa, ha praticamente sostenuto e curato sua madre, di 60 anni, malata di cancro, e un fratello che era rimasto senza lavoro per sette mesi. La famiglia ritenne di trasferirsi ad Astoria, dove viveva un altro fratello sposato, ma infine decise di rimanere a New York. I due figli e la nuora hanno assistito l’anziana madre, che era in uno stato di deficit mentalmente e fisico, a causa del dolore per la morte della figlia e anche per le sofferenze fisiche causate del cancro. La Famiglia di Vincenza Benanti dopo aver pagato le spese funerarie ha ricevuto un temporaneo aiuto con una pensione mensile di $ 20.00 riscossa fino a novembre 1911, il resto dello stanziamento di $ 1.000,00 è stato poi messo nelle mani dell’Organizzazione Charity Society per le cure della madre che muore nel mese di febbraio 1912, e siccome non vi era nessun altro che era stato in qualche modo discendente (erede) della ragazza, il saldo dello stanziamento è stato restituito al fondo di aiuti d’emergenza”. La madre di Vincenza è stata sepolta con lei.  La parte italiana della iscrizione lapide recita: “Dato il dolore di sua figlia, la madre ha cessato di vivere”.

La Triangle Shirtwaist Company era diventata già famosa fuori dall’industria tessile prima del 1911: il massivo sciopero delle operaie tessili iniziato il 22 novembre 1908, conosciuto come protesta delle 20.000, iniziò come una protesta spontanea alla Triangle Company. La International Ladies’ Garment Workers’ Union negoziò un contratto collettivo di lavoro che copriva quasi tutti i lavoratori dopo uno sciopero di 4 mesi. La Triangle Shirtwaist rifiutò di firmare l’accordo e quindi non aveva alcun obbligo di ottemperare alle norme di sicurezza stabilite.

 

Le 39 vittime italiane della tragedia, di seguito il nome e l’età:

Ardito Anna 25

Bassino Rosie (sorella di Irene Grameatassio) 31

Bellotta Vincenza 16

Benanti Vincenza 22

Brunette Laura 17

Caputto Frances 17

Carlisi Josephine 31

Caruso Albina 20

Castello Josie 21

Cirrito Rose 18

Colletti Antonina 30

Frank / Franco Tina 17

Grameatassio Irene 24

Grosso Rosie 16

L’Abbato Annie 16

Leone Kate 14

Maltese Catherine 38

Maltese Lucia 20

Maltese Rosaria “Sara” 14

Manara Maria 27

Marciano Michela “Mechi” 20 (25?)

Miale Bettina 18

Miale Frances (sorella di Bettina) 21

Midolo Gaetana 16

Nicolosci Nicolina 21 (22?)

Ozzo Carrie 22 (19?)

Panno Providenza 43

Pasqualicca Antonietta 16

Pinello Vincenza 22

Prato Millie 21

Salemi Sophie 20 (24?)

Saracino Serephina “Sara” 25 (19?)

Saracino Tessie (sorella di Sara) 20

Semmilio Annie 30

Stellino Jeannie 16

Terdanova (Terranova) Clotilde 22

Tortorella Isabella 17

Ullo (Gullo / Gallo) Mary 26 (23?)

Vivianio Bessie 15

CLICCA →  PER ULTERIORI APPROFONDIMENTI – Kheel Centro, Cornell University. 1911 Triangle Fabbrica Fuoco.  

Coloro che fossero in possesso di informazioni relative a Vincenza Benanti e alla sua famiglia, qualora volessero, possono inviarle all’indirizzo e-mail marineoweblog@gmail.com per pubblicarle e meglio onorare la memoria di questa nostra concittadina. (Ringrazio Ciro Guastella per alcune ricerche condotte in America e per la traduzione di alcune e-mail utilizzate per la ricerca di informazioni)

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