E se le cose non fossero andate così. Proposta di referendum

Casina_Reale_Ficuzza

Riceviamo e pubblichiamo

Se non avessimo creduto che soli 1000 e poco più (1089) imbarcati su due vecchi piroscafi alla volta di Marsala non erano comandati da attenti ufficiali di un esercito (inventato) capaci di eludere la seconda potenza marittima mondiale e prima del Mediterraneo. La spedizione dei mille, dovevano rispedirli al mittente!.

Se non avessimo creduto che pur dovendo sbarcare cavalli, armi, vettovaglie, cannoni, con un piroscafo che sfortunatamente arenato, questi mille eroi sono stati attenti a non farsi scoprire da un esercito allertato e organizzato. (Strano se si pensa che avessero pure le camice rosse e si muovevano nei paesaggi meravigliosamente verdi della Sicilia di maggio)

Se non avessimo creduto che quei “patrioti” venivano a liberare uno Stato ricco e potente tecnologicamente avanzato in quel secolo.

Se ci avessero raccontato che qui mille erano stati finanziati dalla massoneria inglese e quell’eroe dei due mondi che trafficava con le Americhe era diventato gran maestro massone a Londra poco prima di partire da Quarto riempendogli le tasche (regalandogli mezza Caprera e dopo l’altra mezza).

Se ci avessero raccontato che un re Savoia cugino di un re Borbone decideva di invadere il suo regno senza alcuna dichiarazione di guerra e che il re Borbone invece aveva promesso al padre su letto di morte la neutralità in quel momento storico che spingeva potenze militari a nuove conquiste. Quel Borbone figlio di una beata: Maria Cristina di Savoia e regina del Regno delle due Sicilie.

Se ci avessero raccontato che dopo la conquista (garantita da ufficiali borbonici comprati con oro promesso mai riconosciuto, meglio tangenti non pagate) era giusto che un popolo doveva pagare le spese che l’invasore aveva sostenuto per conquistare il suo territorio; era giusto pagare nuove tasse: di successione (per il 30% del valore ereditato), sul macinato; che era doveroso sottostare alla leva militare per cinque anni e non lavorare la propria terra; che si doveva cambiare moneta, unità di misura ed era pure vietato studiare.

Se ci avessero raccontato che tutto l’oro delle casse del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli era più del doppio di quello contenuto nelle casse del Piemonte, se nessun meridionale fino a quel maledetto 1860 era mai espatriato per trovare lavoro, se le industrie del Regno di Napoli erano state dismesse, smontate e trasferite al Nord. Si quel Nord che ieri era povero e indebitato oggi ricco e secessionista.

Si, se la storia l’ avessero raccontata per come i fatti effettivamente andarono, oggi chiederemmo ai nostri politici di valutare diversamente. Ma a loro interessa conoscere la verità? Del resto a che serve loro?

Certo da quel maledetto 1860 si iniziò a parlare di questione meridionale, si perché bisognava farne una questione, e adesso bisognava utilizzare i politici meridionali per una politica anti sviluppo meridionale, poi diamo un contentino e ci metteremo d’accordo.

Il malaffare si organizza, proprio da quel maledetto 1860 la mafia si organizza in maniera sistematica. (qual cosa del genere fu detto dal giudice Chinnici in una intervista, siciliano di grande valore, che di mafia sicuramente ne sapeva parlare).

Del resto di modi mafiosi ne parla il Manzoni, nella storia che conosciamo tutti ambientata nel 1600 in terra leghista, dove bravi (picciotti) e don (mafiosi) decidevano le sorti dei deboli. Anche quel generale “Garibaldu” chiamava i sui fidi uomini assoldati in Sicilia “picciotti”.

E’ facile istupidire le masse impoverendole e opprimendole prima, poi raccontando falsa storia e promettendo ricchezza e libertà.

Come quella libertà e ricchezza promesse a Bronte e restituita da quel Bixio con fucilazioni di innocenti esposti cadaveri per fare scena.

Come quegli innocenti sciolti nella calce dalla guardia nazionale piemontese, pratica ispiratrice dei mafiosi, invidiata dai nazisti e che scandalizza addirittura l’opinione pubblica londinese del tempo.

Perché non ci hanno raccontato la vera storia? Perché dopo 150 anni ci hanno costretti a festeggiare un’Unità così tanto ingiustamente sofferta senza riconoscere il giusto onore ai vinti? Perché ci fanno sembrare tanto meschini, noi che abbiamo accolto le più grandi civiltà del passato e che sappiamo essere tolleranti anzi accoglienti delle diversità culturali.

(Costi della liberazione, per me invasione: 5212 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti).

Ho ritenuto così premettere ad una proposta di referendum online, si, qualcuno l’ha fatto chiedendo di separarsi dall’Italia senza che nessuno ne abbia riconosciuto l’illegittimità, io dico inopportunità.

Di cosa si tratta? Un referendum per modificare alcuni nomi a vie e piazze, nulla di illegittimo, illegale, provocatorio, violento. Vorrei partire dal paese dove vivo e lavoro, Marineo provincia di Palermo, a 12 km da Ficuzza dove erge maestoso il Palazzo Reale Borbonico, opera architettonica di pregio per il territorio, progettato e realizzato da Marvuglia

        5 APRILE 2014                                                 PIER GIUSEPPE SCIORTINO

Al signor Sindaco
Alla Giunta Municipale
Al Consiglio Comunale
del Comune di MARINO

Proposta di Referendum – Si chiede che vengano cambiati i toponimi segnati in corsivo con quelli segnati in neretto

CORSO DEI MILLE   –  CORSO DEI POPOLO MERIDIONALE

VIA UNITA’ D’ITALIA (ex via del Re)  –  VIA FRANCESCO II

PIAZZA SANSIGOLENE  –  PIAZZA BEATA MARIA CRISTINA (Regina del Regno delle Due Sicilie) La piazza è il Sacrato della Chiesa Madre

VIA BIXIO  –  VIA DELLE VITTIME DI BRONTE 1860

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Comments
4 Responses to “E se le cose non fossero andate così. Proposta di referendum”
  1. anonimo ha detto:

    Complimenti per l’articolo ma a mio parere i toponimi non vanno cambiati, perchè ci fanno ricordare il passato e ci aiutano a meglio capire il presente.
    giosimuratore

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  2. Ciro ha detto:

    Dove firmo? Ma cambiare Piazza Sigolene andrà di traverso agli eroi originari dei gemellaggi, i quali continuano a vantare l’avvenimento come qualcosa di assoluto vantaggio per il paese…!

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  3. Anonimo ha detto:

    E’ abbastanza interessante l’esame dell’Arch. Sciortino sul Regno delle Due Sicilie di ieri e sul Regno dei Savoia, oggi, Repubblica.
    A proposito di mafia, mi sembra doveroso dire che tutti quelli che annunciano di essere antimafia devono prima liberarsi di quelle parentele, di quelle amicizie e di quegli atteggiamenti che seppure non sono collegati direttamente alla mafia, sono indirettamente ricondotti a certi modi di agire della mafia. Ciò significa: rinunciare alle raccomandazioni, ai favoritismi, ai clientelismi, agli atteggiamenti subdoli e poco chiari nei rapporti con gli altri, nel lavoro e nel vita in genere; essere coerenti e testimoni di ciò che si predica, ad esempio, non assentarsi dal proprio lavoro per motivi futili come il caffè al bar o la passeggiata in macchina durante le ore di lavoro, poi, non assecondare il politico di turno per avere uno scatto di carriera o un diverso ruolo all’interno del settore pubblico; essere imparziale nei confronti di progetti presentati da privati, seppure, questi ultimi siano parenti o amici. La lista potrebbe continuare all’infinito, ma il vero antimafioso è colui che sa indicare nomi, luoghi e tempi della mafia. Iniaziamo a ripudiare le persone mafiose che ci stanno attorno, e poi, iniziamo a parlare di mafia. O no?

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    • Giuseppe Taormina ha detto:

      Altrettanto interessante è il commento dell’anonimo. L’applicazione di quanto suggerito credo che riguardi OGNUNO DI NOI, NESSUNO ESCLUSO, compreso lo stesso autore “anonimo” del commento. A Lui mi rivolgo ricordandogli che per la lotta alla mafia ci sono state persone che ci ha messo la propria vita, almeno noi abbiamo il coraggio di mettiamoci la propria faccia ed è per questo che faccio mio il commento (l’anonimo mi sta stretto in queste cose) ribadendo che esso non è mirato ma appunto rivolto ad ognuno di noi, qualsiasi ruolo siamo chiamati a svolgere in questa società: pubblico o privato che sia.

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