Incontro Renzi – Berlusconi: dibattito “interno” nel PD di Marineo

berlusconi_renziEgregio direttore,

prendo spunto dalla lettera aperta di Vito Pernice pubblicata nel tuo blog per esprimere la mia opinione, in merito alla proposta di riforma elettorale che occupa le prime pagine dei giornali di questi giorni.

Voglio sgombrare subito il campo da pregiudizi riguardo l’opportunità del mio Segretario di incontrarsi con l’attuale leader di Forza Italia. Silvio Berlusconi, piaccia o no ai suoi avversari politici, e quindi anche al sottoscritto, rimane il leader del centro-destra, (a prescindere dal suo status attuale di condannato con sentenza passata in giudicato), e questo per volontà degli elettori che si riconoscono in quell’area.

In un Paese normale una persona in queste condizioni non avrebbe alcun titolo per contribuire alle riforme costituzionali, ma l’Italia non è un Paese normale.

Chiarito ciò vado subito al nocciolo delle questioni.

Penso che Matteo Renzi abbia commesso un errore d’opportunità politica non discutendo la nuova legge elettorale all’interno del Partito prima di confrontarsi con le altre forze politiche. E questo per due motivi principali. Primo, perché il PD aveva già una proposta di legge elettorale approvata dagli organi direttivi e secondo, perchè dal dibattito in direzione potevano nascere nuovi spunti e contributi alla proposta da portare nel confronto con le altre forze politiche.

Inoltre una proposta scaturita dagli Organismi Direttivi del Partito avrebbe avuto più “peso” contrattuale, oltre a ricompattare le varie componenti all’indomani delle primarie, vissute come una vera e propria sfida elettorale. L’accelerazione data al tema spinoso della riforma elettorale avrebbe avuto più legittimazione.

Penso -come Pernice-, che ci sono, anche all’interno del nostro Partito, soggetti che “tirano a campare”, che temporeggiano su tutto temendo di perdere i loro privilegi, come ce ne sono altri, a tutti i livelli, dal passato politico “discutibile”, che sono saliti con disinvoltura sul carro del vincitore sperando di ottenere chissà quali benefit: questo è fisiologico e non me ne meraviglio.

Per quanto mi riguarda, non ho votato Renzi alle Primarie 2013, anche se lo avevo fatto nel confronto con Bersani, perché in quel momento storico-politico mi sembrava più idoneo a ricoprire il ruolo di Premier designato. Alle primarie per il Segretario ho scelto di non votarlo perché, ad essere sincero, non mi convince la sua visione del Partito. È stato eletto Segretario e lo rispetto; non credo però che gli elettori che lo hanno votato alle primarie intendessero assegnarli il ruolo di “dictator” del Partito: nel sistema politico italiano quelli che ci sono già bastano e avanzano.

Voglio invece, soffermarmi sulle cause di incostituzionalità del cosiddetto “porcellum”. La Suprema Corte ha bocciato tale legge per due motivi principali:

1) perché viene dato un premio di maggioranza eccessivo rispetto al consenso ottenuto;

2) perché non viene data all’elettore la possibilità, con le liste bloccate, di scegliere il proprio rappresentante.

Inoltre, è necessario che all’indomani delle elezioni ci sia una chiara distinzione tra chi ha ricevuto il mandato per governare e chi invece avrà il compito del controllo democratico.

La nuova proposta elettorale, a mio avviso, non risponde ai rilievi della Corte Costituzionale perché la soglia necessaria per accedere al premio di maggioranza (35% al primo turno), è troppo bassa per giustificare il 53 o 55% dei seggi al Parlamento. Non risponde nemmeno all’esigenza di dare all’elettore il potere di scelta dei rappresentanti esercitando la preferenza in quanto, le liste bloccate, anche se “più corte” rispetto al “porcellum” sono sempre espressione di imposizione da parte dei partiti.

Questo problema, per il Partito Democratico, è facilmente superabile poiché, con le Primarie, trasferiamo la “competizione”e la selezione dei candidati prima delle consultazioni elettorali.

Ma gli altri partiti? Non possiamo non porci il problema, perché il PD è un grande partito e non può occuparsi solo di guardare in casa propria ma deve avere a cuore la tenuta del sistema democratico.

Se passasse questa proposta di riforma elettorale così com’è, ci sarebbe per la maggior parte un Parlamento di “nominati”. Ed è sotto gli occhi di tutti il criterio di selezione operato nelle passate consultazioni dal nostro principale avversario politico: avremmo un Parlamento pieno di Yes Men che rispondono unicamente al Capo.

Credo che introducendo le preferenze, come chiedono, stando ai sondaggi il 63% degli Italiani, si possa superare questo problema, ma questo è proprio ciò che Silvio Berlusconi non vuole.

Spero vivamente -per il bene della democrazia rappresentativa-, che il Parlamento agisca per rispondere alle aspettative dei cittadini.

Inoltre, esiste un altro problema, ossia la rappresentatività dei partiti più piccoli. Come è noto il nuovo sistema prevede delle soglie di sbarramento applicate a seconda che i partiti si presentino da  soli o in coalizione. Si avrebbe l’assurdo di forze politiche che, in coalizione con partiti più grandi, pur concorrendo a far superare la soglia del 35% a tutta la coalizione, non avrebbero rappresentanza qualora non raggiungessero il 4% dei consensi.  Mi soddisfa in pieno invece la proposta di riforma del titolo V della Costituzione, mentre, per quanto riguarda il superamento del bicameralismo perfetto con la trasformazione del Senato in una Camera per le autonomie, se mi trova d’accordo in linea teorica, mi fa sorgere parecchi dubbi in termini pratici di riduzione della spesa.

Conoscendo un poco il settore pubblico e la fama di certi rappresentanti istituzionali (scandalo dei rimborsi in questi giorni all’attenzione della Corte dei Conti e GF), credo che l’abolizione del Senato elettivo, e delle relative indennità, finirebbe per costare molto di più in termine di rimborsi spese per gli spostamenti ed i soggiorni romani dei neo senatori.

Per concludere questo mio ragionamento, credo che il ritmo dato al dibattito politico-istituzionale di Matteo Renzi sarà salutare per il PD e per la politica italiana. Ma in questo dibattito non dovrà mancare né la ricerca del confronto, né l’umiltà dovuta alla consapevolezza di non essere gli unici depositari del Verbo. Questo da parte di tutti, ma soprattutto, per il ruolo che si ritrova a svolgere, da parte del Segretario del Partito.

Franco Cangialosi iscritto PD di Marineo

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