CAPODANNO 2014, gli auguri di un amico.

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Innegabile, senza maschera davanti, che parte di questo anno che si sta (finalmente?!) avviando al termine è stato da ricordare, si, ma nella sezione “nera” della nostra memoria. Nessuna visione catastrofista, non ne sarebbe il momento, ma aprirsi gli occhi verso la luce opaca della dura verità è probabilmente il primo passo verso un domani migliore. C’è un mondo alla sbaraglio; caos, disordine, cattiveria, malignità e viscidume hanno preso il posto di serenità, pace, solidarietà e amore. Non si vive, si sopravvive; le giornate passano frenetiche l’una dopo l’altra, ritmo infernale, telefono che brucia, tristezza e burrasca. La società, il “costume” occidentale ci ha imposto anche quando, dove e come vederci e stare insieme. Ne abbiamo viste di cotte e di crude: malattie, litigi, disunioni e quant’alto; ci siamo avvelenati, uno per uno, almeno una giornata della nostra vita, augurando chissà cosa a chissà, dando sazio a chi tesse la tela della disarmonia. Il mondo ci ha imposto di pensare il male per ottenere il bene, di mettere in prima fila prima i difetti e dopo i pregi di una persona; di godere (anche involontariamente) delle disavventure altrui. E’ normale, dicono; la normalità di oggi è follia; è divenuto normale ciò che, dalla notte dei tempi, di normale è il termine appositamente contrario. Crollano dei, muoiono eroi, si staccano pareti “cardiache” lasciando spazio all’ indifferenza, uno dei mali più grandi dei giorni nostri. Il bene, ebbene si anche il bene diventa male, perché mistificato dietro al velo del doppio gioco, dello scambio d’interessi, mandando a benedire il semplice gesto venuto dal cuore; ma quale cuore? Cosa è sto cuore oggi? E’ un mondo alla rovescia, una storia pirandelliana. Porgo lo sguardo avanti, provo ad immaginare cosa potrebbe succedere fra dieci, venti, cinquant’anni e, sinceramente, mi vengono i brividi e provo una gran paura, quella di restare solo. Non credo di avere la forza di reggere il male del mondo senza un supporto adeguato, eppure, per costituzione umana, un giorno, sarò solo, e sarà solo disperazione. Tutto ciò che ho detto è uscito fuori dalla testa, ponderante, che ha accumulato nel corso della mia vita informazioni utili per dedurre ciò che ho, fino ad ora, potuto dedurre. Poi c’è il cuore (così come viene chiamato in questi casi); io preferisco intenderlo come “Essenza”, ovvero ciò che ci permette di provare emozioni e distinguerci dagli automi. La mia essenza mi spinge a pensare altro, ad accendere un lieve sorriso anziché una lacrima amara. L’essenza è strana sapete, combattiva, non si spegne mai, c’è sempre, anche quando vorresti per un attimo metterla di lato. E proprio la mia essenza mi porta a pensare che un domani, forse, qualcosa cambierà, che un miglioramento potrà esserci. Mi porta a considerare quella solitudine di cui tanto avevo paura come un punto intermedio verso qualcosa che forse disconoscerà la malvagità e la tristezza. Perché sapete, se vi girate intorno, guardate chi avete accanto, probabilmente (anzi, sicuramente) la prima cosa che vi balzerà in testa sarà un qualche “astio” che vi tiene legati a quella persone (proprio perché oggi funziona così); e invece no, qui c’è l’inghippo; il male dato e ricevuto c’è e ci sarà, inutile nasconderlo; ma se, col tempo, imparaste a girarvi accanto e guardare la persona che vi sta vicino come un fratello od una sorella con cui avete condiviso qualche esperienza felice e spensierata, accantonando per un nano secondo il vostro malessere, forse qualche cosa cambierà; forse, per un attimo, il bene avrà vinto sul male. Oggi sarà un secondo, domani due, tra un mese sarà un minuto. Il male ricevuto viene solo lasciato in un angolino, usando l’indifferenza, che solitamente fa male, come una spada con cui tranciare la testa al serpente velenoso che annida discordie in mezzo a tutti. Utopia, forse; io voglio prenderla come una semplice speranza per l’anno che verrà il quale, forse, non sarà poi così diverso da questo o da quelli appena passati. Ma iniziamo sorridendo (difficile, lo so). Se siamo tutti qui, insieme, un motivo ci sarà, non è un caso. Non naufraghiamo nel mare poltiglioso dei ricordi negativi subiti, ci condurrebbero solo alla triste disperazione e ad una vita mal vissuta.

Vi voglio bene, auguri di un buon anno Tommaso, un amico.

(CHIUDO CON UNA FILASTROCCA, NON MIA, DI GIANNI RODARI)

“Filastrocca di Capodanno:

fammi gli auguri per tutto l’anno

voglio un gennaio col sole d’aprile;

un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera;

voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco;

sul cipresso il fior del pesco;

che siano amici il gatto e il cane;

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,

dammi una faccia allegra solamente.

(Gianni Rodari)

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Comments
2 Responses to “CAPODANNO 2014, gli auguri di un amico.”
  1. Anonimo ha detto:

    Grazie Tommaso. Le cose che dici sono talmente belle che le firmo tutte nessuna esclusa. Non aggiungo ne se ne ma ! Se sei il Tommaso che penso volevo solo dirti che da sempre l’uomo si sveglia la mattina facendo sue quelle parole. Dimentico di quello che c’è in giro inizia un nuovo giorno “in grazia di Dio”. Ma se Dio ha deciso di far ungere di sangue lo stipite della porta degli altri ne avrà avuto un motivo. Io non abbasserò la guardia. L’ho fatto troppe volte. Se la proporzione è giusta ogni dodici persone c’è un Giuda e lascio a te di fare i calcoli quanti ne abbiamo a Marineo. Sono stufo di averli accanto. Se sei il Tommaso che penso vattene ! Scappa portandoti dietro più giovani che puoi. Vai dove vuoi perché avendo vissuto qui hai imparato quante facce ha l’ipocrisia. I giovani che rimangono in questo paese sono già con il futuro assicurato, sono i figli di quegli ipocriti …
    Bellissimo il tuo pensiero lo condivido in pieno. So che non è una resa ma un fortissimo gesto di coraggio . La mia opinione non conta nulla, ma sino a quando posso mentre tu vai avanti a realizzare il tuo sogno io resto nei paraggi a coprirti le spalle.

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  2. Tommaso Salerno ha detto:

    La ringrazio vivamente per il commento e per le belle parole rivoltemi. Non le nascondo a dire che il suo “consiglio” sull’andare via mi spaventa (perchè sono troppo legato a questo paese per svegliarmi ogni mattina lontano da qui) e nello stesso tempo mi attira (per tutto quello che ha scritto lei nel suo commento). Vedremo cosa mi (ma più in generale “ci”) riserverà il futuro prossimo. Il mio augurio è che qualcosa possa cambiare. Ancora grazie (amico mio)

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