Il pulpito del RE: nuove ed inedite tesi

pulpito del re 1
Marineo – Lo scorso sabato in occasione della presentazione del quarto numero di Nuova Busambra, interessante intervento di dell’archeologo Alberto Scuderi che in anteprima ha presentato gli studi condotti in anni di ricerche sul sito comunemente chiamato IL PULPITO DEL RE, in cui emerge, che quello che veniva considerato un manufatto di epoca borbonica, (inizi 800) in realtà ci sono elemento probanti che possa essere un sito archeologico, nella fattispecie un’area sacra di epoca preistorica, collegato ad altre emergenze sul territorio, quale pietrolonga e la perciata, siti accertati di culti astrali.
Grazie al  prof. Scuderi per la sua disponibilità ad aver accolto l’invito di scrivere in anteprima sul nostro blog.

IL PULPITO DEL RE  –   di * Alberto Scuderi

Introduzione

Il sito di interesse archeologico qui descritto è comunemente inteso come “il Pulpito del Re”; esso si colloca all’interno, in Provincia di Palermo e nel territorio del Comune di Godrano, a circa 20 km a sud del capoluogo.  Il paesaggio che fa da contorno al luogo è pertinente al Bosco della Ficuzza, una vasta area protetta di interesse naturalistico che si estende sul versante settentrionale della Rocca Busambra.

L’assetto geomorfologico dell’area osservando le litologie dei terreni affioranti appare molto varia e complessa. Si passa da morfologie aspre e acclivi caratterizzate da versanti ripidi, con terreni di natura quarzarenitica del Flysh Numidico affiorante a Nord di Rocca Busambra (Pulpito del Re), contrapposti a morfologie frutto di fenomeni di dissoluzione carsica che hanno agito sulle rocce carbonatiche presenti.

Il tipo di roccia di cui è costituito il sito noto come Pulpito del Re appartiene all’Unità S.S. Derivanti dalla deformazione del bacino del Flysh Numidico, in particolare all’Unità S.S. Godrano – Montemaggiore Belsito.

Il sito è scarsamente noto dal punto di vista archeologico, l’unica evidenza al momento riscontrabile è un riparo sotto roccia a poche decine di metri dal monumento ove conserva ancora tracce di due tombe a grotticella, allo stato attuale non si sono riscontrati materiali fittili, tranne due strumenti litici ma di periodo antecedente il neolitico. Però c’è da dire che da Rocca Busambra e, quindi, dall’area boscata della Ficuzza, sgorgano i fiumi Eleuterio e il Belice per riempire di storia millenaria questo territorio, i fiumi scorrono lungo due vallate la cui importanza storica per la Sicilia  occidentale è importantissima. Basti pensare che lungo queste direttrici penetrarono i portatori della civiltà preistorica di origine centro europea del Bicchiere Campaniforme alla fine del III millennio a.C., si svilupparono gli importanti insediamenti indigeno – elimi della Montagnola di Marineo e di Pizzo Chiarastella. Il contesto in questione, fu abitata molto tempo prima dell’epoca storica. Alcune tra le numerose cavità naturali di origine carsica, esistenti nei pressi del versante occidentale del Busambra, furono, infatti, utilizzate dall’uomo sin dall’epoca preistorica. (vedi A. Scuderi, S. Tusa et alii.. La Preistoria e la Protostoria nel Corleonese e nello Jato. 1997).  I racconti popolari attribuiscono al Re Ferdinando IV di Borbone la realizzazione rudimentale di un’opera che sarebbe servita da palco al sovrano per l’appostamento durante le battute di caccia.

Ovviamente, non si ha alcuna conferma storica e documentale di tali fatti; viceversa, per affinità con altri siti rupestri presenti non soltanto in Sicilia, gli autori di questa nota ritengono si debba far risalire alla preistoria l’epoca delle sculture rupestri del Pulpito del Re, collocandola con ogni probabilità dall’eneolitico all’età del Bronzo antico.

Descrizione

Dal punto di vista strettamente fisico e morfologico il Pulpito si compone di due speroni rocciosi di arenaria che emergono da coperture recenti a matrice argilloso-sabbiosa. Non ci sentiamo in questa fase di definirli monoliti, cioè blocchi di grandi dimensioni separati dal corpo roccioso di origine, in quanto risulta più fondata l’ipotesi opposta, che vede questi corpi come radicati al proprio substrato formazionale. Trattasi di quarzoareniti ben stratificate, di colore chiaro, ascrivibili genericamente alla Formazione del Flysch Numidico di età oligo-miocenica, una Unità stratigrafica ben nota ai geologi in quanto estesamente rapresentata nella parte centrale dell’Isola.

I due speroni contrapposti, distanti una ventina di metri l’uno dall’altro, mostrano alcune evidenze eclatanti,  cioè una scala scolpita su roccia che conduce ad un emiciclo, che rappresenta una sorta di palco o “podio” su base piana, cinto da sedili con spalliera sempre scolpiti in viva roccia.  pulpito del re 2A questi elementi macroscopici fanno da contorno una serie di strutture minori, ma non per questo meno interessanti, come piccole cavità sovente sagomate, presenti sia in superfici verticali che orizzontali (nicchie e “coppelle”), incisioni reticolari a sbalzo, protuberanze, perforazioni e resti di iscrizioni mal conservati e problematici.

Da ciò consegue inoltre che l’insieme dei particolari con cui le rocce del sito sono state lavorate, certamente con grande attenzione e non senza difficoltà, fanno parte di un unico quadro paradigmatico connesso, con ogni probabilità, a concezioni sacre e relative ritualità. Pertanto, rientrano nel medesimo quadro anche i riferimenti ed i significati cosmici che si possono dedurre dagli interessanti orientamenti che abbiamo riscontrato, sia negli oggetti tra loro sia in allineamenti preferenziali di elementi all’interno di singoli oggetti scolpiti. Alcuni di questi orientamenti possono essere associati a precise fasi ed oscillazioni astronomiche del sole, in effetti la disposizione secondo il meridiano locale della scalinata ed il fatto che l’azimut dell’asse che congiunge il menhir con il pinnacolo sia esattamente in una direzione solstiziale lascia supporre che nell’orientamento del manufatto si sono cercati allineamenti astronomici. Anche se questa ipotesi attende la conferma di ulteriori misure. Allo stato attuale, considerando un Azimut di 59° N-E, un’altezza di 36° all’orizzonte geografico, come punto di osservazione la piattaforma sopra il menhir posto in asse con lo scasso a V   il foro e il pinnacolo, possiamo dire, anche se vediamo il sole tramontare al solstizio d’inverno alle ore 16,00 circa,  il monumento è allineato con l’alba del solstizio d’estate.

Osservazioni sugli elementi scultorei

Al Pulpito del Re, la scala e l’emiciclo rappresentano gli elementi intenzionalmente più appariscenti, occupando in altre parole la centralità nell’attenzione verso una ipotetica gerarchia cui poteva corrispondere un ordine di importanza nei significati e quindi nel tipo di ritualità qui implicata. Al contorno si osservano altri elementi, distinti e classificati come segue:

Coppelle tondeggianti od ovali – Sono piccole nicchie incise nella roccia delle dimensioni mediamente comprese tra i 20 ed i 40 cm,, ma giungono a superare anche gli 80 cm. con profondità di circa il 50-70% delle dimensioni. Per lo più sono state ricavate a terra, ma vi sono anche esempi di coppelle a parete.

Coppelle a losanga  – di dimsenioni medie generalmente superiori alle ovali, queste coppelle possiedono orientamenti preferenziali; tuttavia secondo ipotesi diffuse, per il loro richiamo alla geometria vulvare, rappresenterebbero dei collegamenti di tipo magico alla sfera della femminilità ed della maternità.

Nicchia maggiore; è una nicchia verticale profonda ricavata nel menhir posto frontalmente al “palco” centrale verso nord.

Reticoli a piccola scala; la loro funzione sembra riprodurre una sorta di miniatura di un reticolo idrografico su superfici naturali della roccia. Le acque piovane scorrevano in modo visibile creando effetti particolari, forse interpretabili in modo mantico.

Perforazioni. Il sito del Pulpito del Re presenta una similitudine a numerosi altri esempi ricorrenti nell’arte rupestre della Sicilia, tuttavia esponendo all’aperto ciò che normalmente viene ricavato nel contesto di ambienti ipogei. Risulta alquanto evidente che lo scopo della perforazione, del trapasso da parte a parte, è quello di “osservare attraverso” (foro di mira), oppure quello di far passare la luce facendola penetrare nel buio.

Iscrizioni. Il menhir settentrionale è l’unico che preserva delle iscrizioni alcune delle quali, sia pur dubitativamente, potrebbero essere molto antiche. In particolare, sono incisi alcuni caratteri ricorrenti sia nell’alfabeto etrusco, sia ritrovati in vari contesti rupestri anatolici.

pulpito del re 3Discussione e conclusioni

Sulla base delle osservazioni e delle considerazioni fin qui esposte, il Pulpito del Re può essere classificato come un’opera rupestre significativa, dalla quale emerge un quadro complesso di concezioni legate alla terra ed al cielo probabilmente avvertiti come mondi sacri. Nell’immaginario che il contesto rupestre rivela sia pur parzialmente, il Cosmo era un regno popolato da astri che, in un consesto ciclico, si qualificano come essenze perfettamente animate e comunque collegate a forze superiori che sembrava possibile contattare. I ritmi stagionali del regno celeste andavano perciò accompagnati dai riti sacri con la scansione di una ierofania, tale da ripetere gestualmente e da riprodurre con pari dignità umana, fatti e pulsazioni di una sfera divina manifesta, avvicinando così quest’ordine cosmico alla sfera terrena. La funzione ieratica, in questo caso, poteva risiedere proprio nello sforzo di avvicinamento e di contatto, operato tra i due mondi molto distanti dell’Alto e del Basso.

Gli oggetti terreni, quelli rocciosi in primis, ma anche quelli elementali come l’acqua piovana pura, possono pertanto assurgere al ruolo di elementi sacri  fondanti, almeno nel contesto paradigmatico della simbologia rupestre e della sua propria ritualità. Tutto ciò anima, rappresenta e collega oggetti naturali, testimoni donati all’Uomo dalla Natura; forme palpabili che attraggono in lui interessi, sensazioni vive, amplificate ed evidenziate da opere rivolte al sacro, come la scultura su roccia. E, divenendo oggetti assolutamente particolari, riempiti ed animati dall’attenzione umana, i singoli speroni rocciosi sono in grado di concretizzare e addensare una immanenza divina sulla terra.

Una vera e propria ierofania, che viene sublimata dall’importanza – quasi regale – degli officianti, quei “saggi” in grado di esercitare una cratofania riconosciuta dall’alto di un palco roccioso predisposto, con forme rituali che osserviamo ripetute in modo quasi identico su spazi e tempi molto estesi.

*Alberto Scuderi, v. Direttore Nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia.

 Francesco Vitale, Geologo Serv. Protezione Civile, Provincia di Torino (Italy)

Vito Francesco Polcaro,INAF-IAPS, Rome, Italy – ACHE, Ferrara University, Italy –

 CESAR, Rome, Italy

 Rossana Scuderi. Gruppi Archeologici d’Italia – Laureanda in Scienze Geologiche

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