Marineo, al castello Beccadelli mostra di pittura di Francesco Cannia

Francesca Cannia_marineoPresentazione a cura di Rosario Daidone –

Si pongono all’attenzione del pubblico degli estimatori le opere di Francesco Cannia. Le tele di grandi dimensioni, saranno esibite nei saloni del Castello Beccadelli Bologna, uno dei più accreditati spazi culturali della città di Marineo.

 In un paese in cui tutti scrivono e tutti dipingono, impudiche velleità che non tengono, come le signorine del ‘900, in cassetti e armadi gelosamente chiusi a chiave, inverecondi diari e improbabili disegni, Francesco Cannia non è preso dalla smania di mostrare a tutti i costi le sue opere.

Come nelle botteghe dei pittori medievali Francesco ama lavorare – ormai da un decennio – nel segreto dello studio dove sperimenta nuove tecniche; raccoglie, pesta, frantuma e impasta, tenta vie inusitate con attenzione pliniana agli elementi della natura, alchimia di umili sostanze, sabbie e polveri, lana d’acciaio e plastica sottratte alla cucina, come i fondi del caffè, il nero e l’osso della seppia. Nascono così sul bianco delle tele paesaggi come visti dalla luna, architetture, bassorilievi esaltati dalla luce radente. Raro l’azzurro del mare tanto amato eppure ne senti la presenza viva nelle sue tele, quasi ne avverti l’odore nelle correnti che il vento creativo disegna con la sabbia, il soffio che aduna e sconvolge molecolari elementi nelle dune sinuose, nel segno lasciato dalla coda di strisciante animale nel travaglio della spiaggia. I trucioli dell’alluminio che assumono sorprendenti iridescenze fanno parte di un artistico riciclo degli elementi del microcosmo, buon gusto e sapienza, un richiamo all’ordine, un invito ad osservare e riflettere, a guardare oltre nella visione bovina della distrazione telematica falsamente universale, nel mordi e fuggi dell’esistenza moderna.

Abbandonato il tono autobiografico delle prime prove, le opere si pongono all’attenzione del pubblico senza strepito o balbettio di colori, senza forzature e complicati rimandi, umili significanti che s’introducono nell’immaginario come forte testimonianza del vivere. Un rosso schiacciato da geometriche figure, una bava rappresa che fuoriesce da una invisibile fenditura; un’onda nera, di sabbia vulcanica, non inizia e non finisce, la tela ne contiene soltanto una parte, frammento di cardiaco tracciato, regolare andamento che forte resiste alle sciagure.

Linee sottili, accese di giallo si liberano negli spazi scuri, sferze di forze contrapposte, negano gli accessi o invitano ad una visione altra della realtà, alle piccole cose di ogni giorno, alla ricerca dell’anello che non tiene per un attimo intravisto come il guizzo dell’anguilla, il lampo di uno specchio sul muro in ombra della casa, negativi di istantanee immaginarie, grumi chiamati da diversi mari, minuscoli frammenti degli oggetti d’uso disposti in geometriche figure a disegnare i paesaggi dell’anima.

Rosario Daidone

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