Una domenica diversa… con Papa Francesco

papa_francesco_domenica delle palme

di Tommaso Salerno –

Gioia, croce e giovani: queste le “chiavi” del discorso celebrato dal Santo Padre durante l’omelia in occasione della messa della domenica delle palme; come “inviati speciali” di Marineo Weblog, io e Carmelo Lo Proto, abbiamo avuto l’onore di essere lì, in mezzo ai tantissimi fedeli accorsi da ogni parte del mondo.

Metropolitana di Roma, fermata “Cinecittà”; salgo e trovo posto accanto ad un signore romano. Si respira aria “frizzante”, sono le 9 e un quarto,  Roma è sveglia, Roma è sempre sveglia. Di fermata in fermata osservo volti, gesti, parole e mi accorgo di come piccolo io sia dinanzi alla monumentalità della stirpe umana, così variegata e,in fondo, così simile. Alla fermata di Roma Termini la metropolitana si riempie, il motivo lo sapevamo tutti. Un paio di fermate più tardi, tre quarti dei passeggeri arrivano a destinazione, me compreso. Scendo e mi avvio per Corso Ottaviano; le persone, accanto a me, scalpitano, si muovono a “passi lunghi”, ma fino a qui nulla di strano, Roma corre ed io mi adeguo. Sono costretto a fermarmi quando alcuni volontari della croce rossa, adibiti a “tornelli umani”, smistano la gente e,dopo un po’, mi lasciano passare. A questo punto si comincia a stare stretti, sembra di stare al “piano” per la festa di S. Ciro e muoversi diventa problematico, ma, a passo di formica, mi vado avvicinando. Davanti a me solo gente, teste, bandiere, macchine fotografiche; ma cosa ci sarà mai da vedere?! Solo pochi passi, qualche piccola spinta e… eccoci qua. Ho il sole che mi disturba la vista; vedo un oceano di gente, poi alzo gli occhi sul colonnato, giro la testa verso destra e scorgo la meraviglia della basilica di S. Pietro; ma quella la conosco, l’ho già vista; sono lì per altro, per “un” altro. Il mormorio è fortemente pacato, la gente segue con attenzione le parole di un giovane prete alzando ogni tanto qualche strumento tecnologico per immortalare il momento; si, ma Lui? Lui dov’è? Tolgo gli occhiali e li pulisco, sforzo la vista per trovarLo, ma la distanza è troppa. Inconsciamente sento un fremito  interno, una sensazione paragonabile a quando la mia squadra del cuore tira un rigore all’ultimo minuto; lo aspetto. Finalmente una voce, dolcemente forte, avvolgente, calorosa: inizia la Sua omelia. Papa Francesco segue tre linee: gioia, croce e giovani; Lui è il Papa della gioia, della speranza che, giorno dopo giorno, sta cercando di restituire a milioni di fedeli in balia di problematiche quotidiane che minano la loro tranquillità. E’ il Papa della croce; una croce che quotidianamente ognuno di noi carica con sé e che non porta alla tristezza ma alla gioia, la gioia che deve sempre accompagnarci perché, come dice Papa Francesco, “chi è Cristiano non può che essere felice”. E i giovani sono lì, ad ascoltarLo, a pendere dalle sue labbra, speranzosi che quest’uomo possa cambiare ciò che di negativo c’è nel mondo e nella Chiesa con il suo fare umile e deciso.

Io sto lì, come un granellino di sabbia; il tempo mi è stato fedele, forse anche troppo: sembra una mattinata di inizio estate, bella, limpida, armoniosa. Per un attimo mi lascio trasportare via dall’immaginazione: chissà quante persone saranno state lì prima di me, chissà cosa avranno provato, chi avranno visto e chissà cosa sentirà dentro di sè Papa Francesco vedendo tutta quella gente gridare il suo nome. Il tempo passa e la messa finisce; dopo qualche minuto di silenzio, un vero e proprio boato mi mette sull’attenti e come direbbero dalle mie parti mi chiedo, “chi ci fu?” Una macchina bianca, piccola, già vista prima in tv, accende il motore e si avvia; è la papa-mobile. Faccio due conti, cerco di capire se il Papa passerà lì, proprio davanti a me; chiedo in giro, cerco conferme, per sicurezza accendo la macchina fotografica, non si sa mai. Mi volto all’indietro, vedo tutti guardare verso destra, poi verso sinistra; “è lì”, “no, è lì”, “arriva”; ancora quella tensione, questa volta ancor più forte.  Lo spettacolo è stupendo: bandiere sventolanti, Germania, Polonia, Italia, Angola, Argentina, Macedonia, mezzo mondo oggi è mio compagno di viaggio. Da destra arrivano due uomini in giacca e cravatta, tengono per mano la papa-mobile, sembrano spingerla, va pianissimo; Lui è lì, sorridente, prende una bimba e la bacia in fronte, salute, stringe le mani di chi può, impartisce benedizioni, sorride ancora, parla con i fedeli, mi passa davanti, ci divide un metro o poco più. L’emozione è tanta, è forte, è bella. Lui è semplice, potrebbe tranquillamente essere un mio compaesano, uno di quei nonni che siede, nei pomeriggi di primavera, nelle panchine del corso dei mille. Forse vorrebbe scendere, abbracciarci uno per uno e ringraziarci per essere lì, glielo si legge dagli occhi illuminati di gioia; forse vorrei essere io a scavalcare la recinzione, stringergli la mano e tornare al mio posto. Sto lì, nel mio centimetro quadrato; attorno a me la gente lo saluta, agita le bandiere, scatta qualche foto. Dura tutto un secondo, uno dei più lunghi e significativi della mia giovane vita. Il Papa finisce  il suo giro, è arrivato il momento di andare via, la piazza si svuota pian piano. Di nuovo Corso Ottaviano, gente a destra, gente a sinistra; metropolitana, questa volta ci sono dei palermitani, com’è piccolo il mondo. E’ ora di tornare a casa, sono tranquillo, si sa, il percorso è semplice, non posso perdermi: tutte le strade portano a Marineo.

Da Roma, TOMMASO SALERNO e CARMELO LO PROTO

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Comments
One Response to “Una domenica diversa… con Papa Francesco”
  1. Forza Marineo ha detto:

    Complimenti le descrizioni sono minuziose pennellate sulla tela di un pittore che ci fa vedere l’ambiente in cui si muovono i personaggi, le azioni di svolgimento pure sono molto ben dosate e curate negli aspetti essenziali e nei dettagli privilegiati atti a “farci vedere” la scena, più che a narrarcela,tutto ciò è davvero coinvolgente…

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