Marineo, i canti della Passione in un CD

canti_della_passione

Nel 1997 l’amministrazione comunale di Marineo realizzava un CD con la raccolta dei canti della passione, tradizione locale della notte del giovedì santo. Riporto integralmente le conclusioni dello studio redatto dall’etnomusicologo Girolamo Garofalo.

Di seguito due link del comune di Marineo per:

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Fino a un recente passato la quasi totalità delle edizioni discografiche di carattere etnomusicologico veniva realizzata grazie all’iniziativa di istituzioni e studiosi riconducibili all’ambito universitario ed accademico. È stato questo per decenni il sintomo di un interesse nei confronti del canto popolare (così come più in generale verso la cultura folklorica) per molti versi circoscritto agli ambienti specializzati.

Da qualche anno, invece, anche altri soggetti si vanno facendo promotori di iniziative per la valorizzazione dei canti e delle musiche tradizionali, come nel caso di questo Compact Disc. Da un lato, un’Associazione non esclusivamente orientata verso le discipline etnoantropologiche, bensì operante in svariati settori musicali, al di là di rigide demarcazioni di “genere”. Dall’altro lato, un’Amministrazione Locale che, così come scrive nella sua nota il Sindaco Vito Pernice, in contrasto con le diffuse spinte alla massificazione e all’omologazione cul­turale intende «riscoprire i luoghi, rinverdire la memoria, attribuire la giusta valenza alle espressioni culturali della nostra terra». La sempre maggiore frequenza con cui si vanno assumendo analoghe iniziative è il segno del progressivo diffondersi e radicarsi di una profonda consapevolezza dell’importanza del canto popolare per la salvaguardia delle identità e delle diversità.

Questa pubblicazione non rappresenta, infatti, un caso isolato. Nella stessa direzione vanno, ad esempio, alcune antologie che ho avuto modo di curare in questi anni, quali Canti tradizionali di Niscemi, pubblicato a partire da un’idea dello storico niscemese Angelo Marsiano, e Sutera: la tradizione musicale di un paese della Sicilia, voluto con rara passione da Enzo e Lorenzo Mancuso, musicisti suteresi “emigrati” in Umbria. Fra i molti altri esempi, vorrei qui ricordare, per particolare valore documentario, le edizioni discografiche relative a Calamònaci, Cianciana, Milena Montedoro, Mussomeli e Resuttano, curate da Ignazio Macchia rei la in collaborazione con Associazioni Culturali e Amministrazioni Comunali.

La documentazione sonora inclusa in questo CD fornisce elementi utili ad ampliare la conoscenza della tradizione musicale connessa ai riti e alle cerimonie della Settimana Santa in Sicilia. Il repertorio di Marineo è infatti costituito da canti monodici e, secondariamente, da canti eseguiti omofonica­mente a più voci. Tali modalità esecutive sono state finora poco studiate e, conseguentemente, risultano anche scarsamente rappresentate nella discografia etnomusicologia, dal momento che la gran parte delle ricerche finora condotte, soprattutto da Elsa Guggino e da Ignazio Macchiarella e (per la Sicilia Orientale) da Mario Sarica e Giuliana Fugazzotto, hanno’piuttòsto privilegiato il corpus dei lamenti polivocali (a seconda dei luoghi detti anche ladati o lamintanzì). Sul contesto rituale che caratterizza la tradizione di Marineo così scrive Sergio Bonanzinga nel libretto illustrativo accluso al CD / suoni delle feste (pubblicato nel 1996 dal Folkstudio di Palermo) in cui risul­ta inclusa una registrazione, effettuata nel 1994, del canto Lu Vennirì fé) Santu (si veda in quest’antologia il brano 6): «In numerosi paesi la visita ai “sepolcri” (sepurcra, sabburca) è caratterizzata dall’esecuzione di canti che rievocano la Passione di Cristo [.,.]. A Marineo i devoti si riuniscono presso la cappella della Santa Croce e, dopo essersi alternati nell’esecuzione delle lamintanzi, iniziano l’itinerario processionale separati in pìccoli gruppi. I canti vengono eseguiti a voce solista sia per strada ( in luoghi prestabiliti, davanti alle edicole e nei crocicchi) sia nelle chiese dove sono allestiti i “sepolcri” nella notte tra il Giovedì e il Venerdì (cfr. Antonino Buttitta, Pasqua in Sicila, con fotografie di Melo Minnella, Grafindustria, Palermo 1978). Al canto si inframmezza il suono della tabella (la tròccula), che accompagna anche tutti gli spostamenti del gruppo». L’uso di questo strumento durante la Settimana Santa rimanda a specifici valori simbolici, ed è connesso all’interdizione durante il Triduo Sacro del suono di campane e campanelle, tanto in chiesa quanto nelle processioni. La selezione inclusa nel CD è stata sottoposta a un attento montaggio, in cui i brani risultano giustapposti quasi senza soluzione di continuità. La successione obbedisce, piuttosto che all’ordine effettivo dei rilevamenti audio, alle ragioni della suggestione sonora ed espressiva dei testi. È compreso anche un breve brindisi augurale, colto in una delle pause del tragitto notturno, in cui uno dei cantori commenta le modalità dei comportamenti tradizionali. Ciclicamente, come a scandire un “tempo sacro”, più volte riemergono alcuni frammenti della Salve Regina.

Di questo canto Ignazio Macchiarella ha pubblicato una trascrizione musicale in un suo recente lavoro, in cui così scrive: «A salvi regina non ha alcun rapporto con il testo ecclesiastico della Salve Reginain quanto descrive con toni patetici il dolore della Madonna. L’esecuzione della strofa ha una sezione solista, eseguita alternativamente dai cantori, ed una corale costituita all’unisono dell’ultimo distico della sezione solista. La melodia attacca con un intervallo di quarta ascendente, e presenta diversi salti caratterizzanti. È sostanzialmente in stile sillabico (una nota per ogni sillaba del testo verbale), anche se nella sezione solista non mancano alcuni espedienti ornamentali» (I canti della Settimana Santa in Sicilia, Archivio delle tradizioni popolari siciliane – Folkstudio, 33-34, Palermo 1995, pag. 82). Di questo canto egli riporta anche la trascrizione musicale.

La maggior parte degli altri brani inclusi in questo CD si snoda attraverso due modelli melodici. Sulle caratteristiche della prima melodia così scrive Ignazio Macchiarella: «La melodia attacca con un salto di quinta ascendente e si sviluppa quasi sempre per grado. Di rilievo è la sua componente ornamentale» (ibidem). Lo studioso riporta altresì la trascrizione musicale di un frammento (Ora parramu di spirituali) del canto Di Lunidì cumìncianu li chianti il cui incipit è stato incluso in questo CD. Egli osserva inoltre che: «[il brano] racconta la settimana della Passione, partendo dal Lunedì, fino alla Resurrezione la Domenica di Pasqua [..,J, II testo è articolato in quartine di endecasillabi». Sul secondo tipo di linea melodica, pur non ripor-tando la trascrizione musicale, Ignazio Macchiarella osserva in una nota, a proposito dell’Orologio della Passione (un frammento è qui costituito dal br.11) come, sebbene differisce dal primo nel profilo melodico, presenti analoghe modalità riguardo allo stile esecutivo. Molti testi dei canti inclusi in questo CD (per lo più si tratta di varianti di componimenti ampiamente diffusi nella tradizione siciliana) compaiono, insieme ad altri, in una breve raccolta, a cura di Padre Natale Rainieri fatta stampare nel 1973 dalla Congregazione del Santissimo Sacramento presso la tipografia “Boccone del Povero” di Palermo. A tale riguardo va osservato quale indice positivo della vitalità della tradizione il ricambio generazionale dei cantori. Se, però, i più anziani eseguono “a memoria”, secondo i modi della tradizione orale, i giovani ricorrono invece al testo a stampa. Per quanto riguarda lo stile vocale ascoltando di più anziani il canto appare “libero” e aderente all’espressività del contenuto testuale. Nel caso dei più giovani è invece facile avvertire una certa “cristallizzazione” e irrigidimento dell’esecuzione. La tradizione dei canti della Passione di Marineo non è, come invece purtroppo è dato rilevare altrove, irrimediabilmente segnata dall’immobilità e dalla stasi. È, invece, distesa in sottili equilibri di mutamenti e permanenze. Anche questi sono un segno dei tempi.

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