America Oggi: il benvenuto al cardinale Romeo, ospite della Società San Ciro di Garfield

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di Riccardo Chioni

È stata definita storica la visita del cardinale arcivescovo di Palermo Paolo Romeo alla Società San Ciro di Garfield nel New Jersey, in occasione dei 115 anni dalla fondazione, tanti quanti ne conta la città che ospita la sede dell’organizzazione religiosa più antica d’America.

La collettività di marinesi di Garfield, la più numerosa sul territorio statunitense, ha salutato la delegazione guidata dal cardinale Romeo alla sala ricevimenti The Venetian a Garfield dove si sono dato appuntamento alcune centinaia di persone, tra cui il sindaco della città Joseph Delaney, accompagnato dal city manager Thomas Duch e il vescovo di Paterson Arthur Serratelli.

Un caloroso applauso ha accolto l’ingresso del primate di Sicilia, seguito dai presidenti della Società San Ciro, Ciro Cutrona che cede la guida al neo presidente Franco D’Amico, monsignor Giuseppe Randazzo dell’arcidiocesi di Palermo, dal parroco della Chiesa Madre di Marineo don Leoluca Pasqua e dal superiore della congregazione San Ciro di Marineo, Ciro Spataro.

La comunità dei marinesi durante il 104esimo gala annuale ha voluto consegnare al cardinale Romeo una targa a ricordo della sua visita che è stata definita storica essendo la prima ufficiale dell’arcivescovo di Palermo.

Rivolgendosi alla platea, il cardinale ha detto ai siciliani di continuare a tramandare alti i valori della propria terra.

“Quando giro le parrocchie sempre ricordo quelli che hanno intrapreso i cammini del mondo per dare un futuro migliore non soltanto ai loro figli, ma a tutti noi, perché rimaniamo una famiglia unita di cui dobbiamo essere orgogliosi per portare avanti i valori che ci contraddistinguono. A tutti i siciliani che sono qui: siate orogliosi della vostra terra e non abbiate paura di testimoniare i nostri valori”.

Nell’occasione la Società ha consegnato il riconoscimento “uomo dell’anno” ad un marinese d’eccellenza, il cavaliere Cosimo Sanicola, imprenditore e benefattore. Orfano di padre a 13 anni, è arrivato in America con la mamma e due sorelle e nel corso dei decenni è riuscito a costruire un impero tra forni, lavanderie e impresa immobiliare.

Il cardinale si appresta a celebrare i cinque anni della sua guida dell’arcidiocesi di Palermo, ma a Garfield è presente per la consueta festa del patrono dei marinesi, San Ciro.

Ad America Oggi il cardinale ha riassunto quanto ha raccolto nella sua visita “storica”.

“Ho voluto accettare questo invito che vuole essere certamente un atto di omaggio alla Società Religiosa di San Ciro che da 115 anni mantiene vivo questo vincolo di fraternità, di solidarietà. Ho apprezzato il tipo di relazione che hanno: tutti si conoscono, si amano, si rispettano. Qui si parla di prima, seconda, terza generazione e nipoti e questo è molto bello. Un arcivescovo ha molti impegni, ma ho voluto accettare questo invito perché qui a Garfield ci sono i marinesi e i bolognettesi, abbiamo avuto modo di vedere la Federazione dei Siciliani del New Jersey, perché vuole essere un saluto e una vigilanza per tutti gli emigrati e non soltanto di Palermo e della Sicilia”.

Quando gli abbiamo chiesto se la sua è una visita o una missione, il cardinale ha risposto citando Papa Benedetto XVI.

“Il Santo Padre ha usato questa espressione molto bella che unisce i due aspetti chiamandola visita pastorale. Perché certamente è una missione, però la gente si sente orgogliosa di ricevere. Ma io vengo come vescovo, come un pastore di anime, come una persona che cura in modo particolare l’aspetto spirituale, certamente non possiamo dividere l’uomo, l’uomo è una sola realtà nel suo insieme. Ecco, la mia è una visita pastorale”.

Non ha dubbi quando gli chiediamo che ricordi porterà con se a Palermo. “Bellissimi ricordi – risponde pronto il cardinale -, perché ho visto anche quei valori che in Italia oggi si fa fatica a mantenere insieme. Ieri ho visitato alcune attività industriali e ho visto come in queste realtà è impegnata tutta la famiglia, anzi la famiglia allargata. Questo è un aspetto molto bello. Oramai nel Sud d’Italia è difficile trovare tutta la famiglia impegnata”.

L’arcivescovo concorda sul fatto che per l’opinione pubblica anche americana viene facile l’accostamento Sicilia-mafia, o ancora Palermo-mafia e spiega il fenomeno dal suo punto di vista.

“La si vede in quel modo perché oggi i mezzi di comunicazione sono spesso impegnati nella cronaca dei fatti, che è più piccante quando si parla dei problemi. E allora vorrei dire: non è soltanto questa la Sicilia e se ci sono dei casi particolari, certo molto dolorosi, che a noi fanno male, non è questa l’insieme della Sicilia. Bisogna venire qua – precisa il prelato – per vedere quali sono i valori della Sicilia, il valore della famiglia, l’attaccamento al lavoro, l’impegno e il sacrificio pur di progredire, di andare avanti. Putroppo, questi aspetti la cronaca di tutti i giorni non li mette in luce, solo se c’è uno scandalo o se c’è un illegale, allora fa cronaca”.

E il cardinale non perde l’occasione per inviare da queste pagine un messaggio alla Regione.

“L’ho detto e ripetuto. Coloro che si propongono devono fare funzionare le istituzioni. La vera lotta alla mafia è se loro le fanno funzionare. Come sacerdote, quando io sono impegnato nella formazione delle coscienze, nell’aiutare le persone a vivere secondo il Vangelo, io sto lottando contro la mafia, perché non è che sto lottando un aspetto dell’illegalità, ma sto cercando di sanare il cuore della gente”.

Cardinal Romeo ricorda che quest’anno sarà canonizzato padre Pino Puglisi che per 33 anni a Palermo si era dedicato a formare i giovani, ucciso dalla mafia 20 anni fa, che sarà proclamato martire dal Santo Padre, “ucciso – ha spiegato – in odio alla fede, perché queste fasce di illegalità non sono soltanto al margine della legge, è che sono al margine della dignità umana. Padre Puglisi è l’esempio più splendido contro la mafia, per questo la mafia lo ha ucciso”.

Monsignor Giuseppe Randazzo, marinese, è impegnato in curia ed è di casa tra i suoi concittadini di qua dall’Atlantico che visita regolarmente dal 1981. Lavorare a Palermo – dice Randazzo – significa difficoltà, ma anche gioie.

“Il problema nostro della Sicilia e di Palermo in particolare è la mancanza di lavoro che porta ad una situazione di grosse difficoltà. Certo, dobbiamo essere sempre aperti alla speranza, però la situazione non ci incoraggia molto. Sono state chiuse alcune indistrie, in particolare la Fiat di Termini che dava lavoro a tanta gente, oltre all’indotto che aveva la sua realtà molto interessante”.

foto e articolo tratti dal giornale on-line America Oggi

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Comments
2 Responses to “America Oggi: il benvenuto al cardinale Romeo, ospite della Società San Ciro di Garfield”
  1. Anonimo ha detto:

    La fede al nostro Santo Patrono ci eleva e ci impegna ad essere sempre di più paladini del messaggio evangelico.
    Ringraziamo il Signore per averci dato San Ciro come compagno di viaggio e vero punto di riferimento in questi tempi, quando a periodi di buio ( crisi economica ma soprattutto crisi di valori ) si alternano spazi di luce e di serenità per tutte le volte che scegliamo di vivere ” La vita buona del Vangelo “

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  2. Salvatore ha detto:

    Il problema della Sicilia è la mancanza di lavoro, dobbiamo essere sempre aperti alla speranza, perché il lavoro ai nostri parenti certamente verrà assicurato!.

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