Ignazio Caramanna, un Marinese pioniere della protezione civile

Fu comandante dei Pompieri Municipali di Palermo dal 1906 al 1922. Nel 1908 ricevette la medaglia d’oro al valore civile dopo il disastro di via Grande Lattarini. Con otto squadre portò aiuti a Messina in seguito al terribile terremoto Calabro-Siculo

Chi si trova a passare a Palermo dalla via Scarlatti,si accorge subito che la Caserma dei Vigili del Fuoco è intitolata all’ing. Ignazio Caramanna, il quale fu comandante dei Pompieri Municipali di Palermo dal 5 dicembre 1906 al 6 maggio 1922. Una lapide posta all’ingresso dell’edificio il 19 dicembre 1948, dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Enaudi e dal Presidente della Regione Siciliana Giuseppe Alessi, afferma testualmente come, “ad esaltazione del valore dei Vigili del Fuoco che in guerra ed in pace hanno dato fulgide prove di abnegazione e di eroico sacrificio offrendo spesso la propria vita per l’altrui salvezza solennemente questa Caserma viene dedicata alla memoria della medaglia d’oro al valore civile ing. Ignazio Caramanna”. Ma chi era Ignazio Caramanna? Forse non tutti sanno che era nato a Marineo il 1° settembre 1869 da Benedetto ed Anna Di Marco dove abitava con la famiglia nella propria casa di via Di Marco. Aveva due sorelle, una che si chiamava Agatina, nubile, maestra nella scuola elementare di Marineo, l’altra Rosalia sposata con Vincenzo Patti, colonnello dei Bersaglieri a Vicenza, e due fratelli Peppino medico e Gerolamo psichiatra, allievo del noto criminologo Cesare Lombroso. Da giovane, dopo aver compiuto gli studi a Palermo, Ignazio aveva conseguito la laurea in ingegneria. Subito dopo era entrato a far parte del corpo dei Pompieri di Palermo, e in data 5 dicembre 1906 gli era stato affidato il comando. In quel periodo i servizi dei Vigili del Fuoco si svolgevano in condizioni difficili e precarie sia per la penuria di locali adeguati, che per l’insufficienza di uomini e macchinari. “Basti pensare, affermano Eugenio Cannata e Giuseppe Montesanto, che fino al 1907 i più potenti mezzi d’opera dei quali dispose il corpo dei Pompieri furono costituiti unicamente da poche pompe a mano a due cilindri, aspiranti e prementi, della portata teorica di circa lt 300 al minuto primo, la cui pressione raggiungeva appena tre atmosfere”. Ignazio Caramanna dovette perciò sobbarcarsi all’ingrato compito di riorganizzare il corpo e soprattutto di migliorarne i servizi carenti. Istituì come primo atto squadre di Vigili ciclisti, provviste di tubi di pressione e di attrezzi per la manovra delle bocche di incendio. Inoltre dotò il corpo di scale aeree il cui impiego era di grande utilità in svariati servizi. Proprio grazie all’impiego di dette scale il corpo dei Pompieri poté affrontare con successo, sul finire di dicembre del 1907, il servizio di soccorso per l’immane disastro di via Grande Lattarini, accanto piazza Borsa, provocato da uno scoppio di polvere pirica in un deposito di munizioni del sig. Aiello. Il bilancio della tragedia fu spaventoso: 44 morti, un centinaio di feriti; e sicuramente sarebbe aumentato se non ci fosse stato l’intervento dei pompieri di Palermo, che guidati per ben 4 giorni e 4 notti dall’ing. Ignazio Caramanna, riuscirono a salvare parecchie vite tra cui quella di un bambino di tre anni Salvatore Raimondi, trovato miracolosamente vivo dopo ben 90 ore. Per tale evento a Ignazio Caramanna fu conferito la medaglia d’oro, la più alta onorificenza al valore civile, con decreto reggio del 28 maggio 1908, su proposta del Ministro dell’ interno, con la seguente motivazione: “in occasione del terribile scoppio di un deposito di esplodenti in via Grande Lattarini, dirigeva con infaticabile ed ammirevole energia, oculatezza ed abilità, il difficile e pericolosissimo lavoro di salvataggio di numerosi infelici rimasti sepolti sotto le macerie, esponendo con coraggio la propria vita a grave cimento”. Dopo questo fatto, finalmente l’amministrazione comunale di Palermo, guidata dal Sindaco Francesco Paolo Tesauro, stimolata sia dal dibattito in Parlamento che in Consiglio Comunale, prestò maggiore cura al Corpo dei Pompieri Municipali riconoscendo l’urgenza e la necessità di dotarlo di adeguati mezzi di soccorso. La Caserma ebbe così la prima pompa a vapore di media portata arredata per il traino. Ma proprio ad un anno da quella tragedia, Ignazio Caramanna dovette affrontare con otto squadre, il terremoto Calabro-Siculo che distrusse quasi interamente Messina, e come afferma in una bella pubblicazione Vincenzo Andò, diresse numerose operazioni di soccorso con rischiosissimi salvataggi riuscendo a strappare alla morte diverse persone tra cui Emilio Mondello e Nicola Galati. Il drappello palermitano, composto da 37 pompieri e 33 cantonieri, arrivò a Messina il 29 dicembre 1908 e sino al giorno 11 gennaio 1909 si distinse sia nello spegnimento di numerosi incendi che erano scoppiati nella città, sia nel recupero di opere d’arte, specialmente quadri e cimeli, che altrimenti sarebbero andate perdute.Proprio l’11 gennaio il regio Commissario del Comune di Palermo Gennaro Bladier indirizzò il plauso della cittadinanza all’opera prestata dai Pompieri di Palermo a Messina ed al “loro Comandante, il valoroso, l’energico, l’intelligente, l’infaticabile ingegnere Caramanna”. Per tale attività meritoria il corpo dei Pompieri ed il suo Comandante furono insigniti della medaglia d’argento il 15 giugno 1910 dal Ministro dell’Interno. Il comandante Caramanna sfruttò al massimo quel momento di popolarità, e così grazie a lui si ebbe l’eliminazione graduale del traino a mano dei carri di soccorso. Già nei primi mesi del 1909 fu acquistata la prima automobile per servizio di primo soccorso. Successivamente nel 1910 furono acquistate altre automobili tra le quali un’ auto-Dietrick con pompa Drouville, un’ auto-carro Fiat 15 Ter e un’auto Fiat Tipo 2; in tal modo il Caramanna fece comprendere alle istituzioni che, soltanto attraverso il passaggio dai mezzi antincendio ippotrainati a quelli a motore, si poteva garantire un servizio di soccorso efficiente per la collettività. Nel frattempo Ignazio Caramanna si era unito in matrimonio con una giovane palermitana, Giovanna Guerra dalla quale ebbe quattro figli, Anna, Serafina, Benedetto e Vincenzina. La famiglia risiedeva a Palermo al civico 11 di via Rocco Pirri, nei pressi della Stazione Centrale, e quando, all’età di 77 anni, Ignazio Caramanna morì il 2 novembre 1946, un lungo corteo partì proprio dall’abitazione con la bara avvolta nel tricolore, scortata dai Vigili del Fuoco, ed attraversando tutta la via Roma si diresse verso il Cimitero dei Rotoli ove è tuttora sepolto. Nel passato Marineo ha voluto onorare l’illustre figlio dedicandogli una via del centro abitato, il Chiasso Ignazio Caramanna, mentre a Palermo, malgrado i suoi atti di valore a servizio della città siano stati riconosciuti dalla stampa e dalla pubblica opinione, nessuna via è stata finora a lui dedicata.  Perché non ricordarlo oggi?    Ciro Spataro

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