Da Palermo a Roma: parte dalla sicilia la “rivoluzione gentile”.

di Marcella Ruggeri

Due cavalli, un calesse, un falco, due tende (quattro posti ciascuna), una chitarra e una fisarmonica. Così parte la ”Rivoluzione Gentile” di otto siciliani che, qualche giorno fa, hanno deciso di marciare da Palermo e dirigersi a Roma entro il 4 luglio con un’unica ambizione: chiedere al Governo centrale di dimettersi. Contano di compiere questa impresa con le proprie gambe (nel vero senso del termine) senza servirsi di alcun mezzo di trasporto “inquinante” ma con l’importante presenza dei due cavalli Cip e Ciop. L’allegro gruppo, dopo 286 chilometri di cammino, è giunto a Messina la sera di mercoledì 5 giugno e ha sostato fino a venerdì 8 mattina, presso piazza Unione Europea, sede del Palazzo del Comune, per poi muoversi alla volta di Reggio Calabria. L’idea della Rivoluzione Gentile nasce dal palermitano Onofrio Carruba Toscano che ha creato un grande interesse su internet anche da esperto conoscitore di marketing e comunicazione telematica.

L’intraprendente signore è un imprenditore di 49 anni, di origini nobili, padre di ben sei figli, con la passione per l’equitazione, cavaliere da quaranta anni, maestro falconiere nonché Presidente dell’Accademia Italiana Alta Scuola Equestre Italiana. Ecco spiegata la partecipazione dei purosangue Cip e Ciop, ovviamente di sua proprietà, e del falco.

La spedizione verso la capitale è iniziata con alcuni giovani studenti, per la maggior parte di Catania, che sperano di accrescere il numero dei seguaci chilometro per chilometro attraverso i rapporti umani stabiliti durante questa marcia. Proprio a Messina, i promotori di questo “movimento gentile” sono stati accolti con calore dall’amministrazione cittadina che li ha ricevuti alla presenza del sindaco Giuseppe Buzzanca e di altre autorità, offrendo loro l’occorrente e l’autorizzazione per un breve soggiorno accanto a palazzo Zanca, fieno compreso. L’atmosfera che aleggia intorno a loro è certamente di estrema curiosità ma anche di incoraggiamento, a giudicare da diversi riscontri sia diretti che sui social network.

Onofrio Carruba Toscano compie questo atto di protesta per i propri figli: alcuni ancora molto piccoli, altri avviati verso il mondo del lavoro fuori dalla Sicilia.

“Qui non si tratta solo di voler abbattere il governo – dice – Si tratta di voler cambiare le sorti del nostro Paese, cambiando il sistema di controllo della politica. Ci vuole una gestione diversa del potere, di tipo costituzionale. Potere ai soli sindaci, senza troppi deputati e parlamentari, riducendo davvero i costi della politica, non lasciando risorse nella casse dello Stato o delle Regioni, razionalizzando tutto per il potenziamento e l’aumento dei servizi ai cittadini e alle nuove generazioni”.

Ma chi li ascolterà? Ci sarà davvero qualcuno, seduto sulle poltrone che contano disposto a comprendere la “Rivoluzione Gentile”? E’ necessario realizzare azioni eclatanti per esprimere il proprio dissenso? Mentre i “rivoluzionari gentili” godevano di un po’ di ombra prima della ripartenza, c’erano altri cittadini messinesi della Servirail che protestavano disperati in cima al Campanile del Duomo con tanto di striscioni, sventolanti da giorni dallo storico orologio, per aver perso il loro posto di lavoro e in balia di sterili trattative regionali.

“Non pretendiamo di ribaltare lo stato dell’arte – conclude Carruba Toscano – perché ci stiamo presentando ai governanti in sella a un cavallo ma stiamo cercando di farci ascoltare, un atteggiamento per noi abituale (di questi tempi straordinario) che dovrebbe avere un effetto piccolo o grande. Dipende sempre da chi ci ascolta”.  info Sicilia & Donna – www.siciliaedonna.it

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Comments
One Response to “Da Palermo a Roma: parte dalla sicilia la “rivoluzione gentile”.”
  1. Marco ha detto:

    “Ma chi li ascolterà?” Ecco il nocciolo della questione! Ci si muove a guisa di “babasuna”, non avendo la capacita’ di organizzare una vera e propria rivoluzione per cambiare le sorti della nostra Italia. Ridurre il numero dei nostri rappresentanti e’ di priorita’ assoluta. Ridurre i loro stipendi e’ altrettanto indispensabile. Per ultimo: evitiamo di ri-eleggere chi si ri-candida. Buttiamo fuori il marcio.

    Marco

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