L’illecito “Vaffa” ribaudiano è legalizzato!

di Peppe Perrone*

Marineo – Come è noto, la recente, ennesima, polemica suscitata dal sindaco Ribaudo ha tratto origine dal sacrosanto atto di indirizzo all’Odg del Consiglio Comunale di ieri, che fa luce a quella che dovrebbe essere e non è, la vera essenza della legalità. E le repliche del Signor Sindaco alla Mozione presentata dai gruppi di minoranza (9 voti favorevoli 5 contrari), sembrano segnalare un’apparente contraddizione fra integrale applicazione della cultura delle regole e principio di democrazia, specie laddove l’accertata illegittimità, e quindi la violazione di legge, avvenga nel non rispetto dei principi di democrazia. La domanda, quindi, da porsi è quale sia il punto di rottura, o – al contrario – di equilibrio, fra principio democratico e legalità, visto che nella semplificazione del ragionamento politico si è spesso e volentieri sostenuto che l’interpretazione del celebre Machiavelli “il fine giustifica i mezzi” “sana” ogni eventuale strappo alla legalità formale. La tesi, però, sebbene suggestiva come ogni teoria “sostanzialista”, appare infondata, se solo si pensa che perfino la “sovranità popolare” non è una sovranità assoluta, ma è relativa, nel senso che anch’essa incontra e subisce limiti e bilanciamenti. Ebbene, se è così in generale, non può non essere così soprattutto in relazione a realtà territoriali limitate ove maggiori sono le capacità di controllo del territorio. Questa amministrazione comunale ha dimostrato in questi anni un’efficiente capacità di controllare interi atti illegittimi, drogandone dunque il consenso che, sotto tale profilo, è libero solo in apparenza. Se così è, la conseguenza è che la contraddizione fra democrazia e legalità è solo apparente. In casi del genere, sarebbe infatti meglio parlare di legalità democratica, concetto che aiuta a comprendere meglio come l’applicazione del principio di legalità possa correggere le patologie di questa strana arte di amministrare la nostra Marineo quando il tutto, venga artatamente condizionato. E dico questo senza voler esprimere giudizi sul “caso Tripoli”, ancora oggetto di valutazione. È chiaro, d’altra parte, che provvedimenti come quello di informare la Procura della Corte dei Conti e chiedere l’annullamento degli atti prodotti quantificando il danno erariale, sono provvedimenti traumatici, in quanto repressivo-punitivi. Provvedimenti, cioè, che testimoniano il fallimento della politica marinese. Quello di cui si ha bisogno, invece, è un diverso protagonismo della politica locale, capace di prevenire certe malefatte. Ben vengano, allora, i codici etici anche a Marineo, li dove la nostra politica dovrebbe individuare criteri obiettivi che, in nome della trasparenza, ci preservino il più possibile da eventi traumatici di tal genere, che non fanno altro che incrementare la disaffezione dei cittadini per la politica. Se si vuole favorire un recupero di autorevolezza da parte della politica e delle istituzioni tutte, è questa la strada maestra. *Consigliere Comunale Pdl

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