Vincenza Benanti emigrata marinese: uno dei simboli dell’otto marzo – Giornata Internazionale della Donna

di Maria Concetta Calderone –

L’incendio della camiceria Triangle sviluppatosi in un palazzone di piazza Washingthon a New York il 25 marzo 1911, in cui persero la vita ben 146 persone, è uno degli eventi commemorativi della giornata internazionale della donna.

Di queste 146 persone la maggior parte erano giovani donne, molte di origine italiana, ebrea, polacca. Vincenza Benanti una giovane donna, che lavorava al nono piano del palazzo Asch in cui si sviluppò l’incendio, era nata a Marineo nel 1889 e si era trasferita con la famiglia negli Stati Uniti nel 1906.

Quel sabato 25 marzo 1911, mancavano solo 30 minuti alla chiusura delle ore 17.00, di colpo una fiammata, partendo dai mucchi di stoffa della camiceria, dilagava per tutti i piani della fabbrica. Le operaie cercarono subito di scendere per la scala antincendio, ma essendo troppo leggera cedette, facendole precipitare. Alcune, grazie all’ascensore, cercarono di trovare la salvezza, ma dopo alcuni viaggi anch’esso cedette di schianto, portando le persone alla morte.

Così scrisse allora il New York Times: “la folla da sotto urlava: “non saltare“. Ma in quel drammatico frangente le alternative erano poche, o saltare o morire bruciati. Vincenza Benanti si lanciò nel vuoto sperando di salvarsi, ma precipitò sull’asfalto morendo insieme agli altri.

I giornali e le indagini misero subito in evidenza che le condizioni di lavoro erano molto al di sotto della soglia di sicurezza, tanto che la maggior parte delle operaie venivano sottoposte a turni massacranti di lavoro di ben 14 ore, in un ambiente certamente non consono tra bulloni, tessuti infiammabili, ceste, carta e per di più i laboratori erano illuminati da lampade a gas a fiamma aperta che mettevano sicuramente a rischio le condizioni delle lavoratrici.

Il corpo di Vincenza Benanti venne identificato dal fratello maggiore di nome Fedele e nel rapporto del 6 aprile 1912 della “Croce Rossa Emergency” è scritto che “una ragazza di 22 anni, morta a causa dell’incendio, “ha praticamente sostenuto e curato sua madre, di 60 anni che aveva il cancro, ed un fratello celibe che viveva con loro senza lavoro da sette mesi”, per cui il lavoro di camiciaia era una fonte indispensabile per la sopravvivenza della famiglia. La mamma morì nel mese di febbraio del 1912 e fu sepolta con la figlia al Calvary Cemetery del Queens New York; nella lapide cimiteriale vi è una scritta in italiano che così recita: “stante il dolore della figlia, la mamma Francesca cessava di vivere”.

Dalla storia drammatica di Vincenza Benanti, assurta a simbolo insieme a tante altre ragazze, è iniziata una consapevolezza nuova del movimento delle donne per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici. Sicuramente è stato ed è un cammino difficile per le donne di tante nazioni, spesso travagliato, soprattutto per le donne siriane, africane o dell’Iran, ma con grande tenacia le rivendicazioni delle donne di questi stati continuano, anche se a prezzo di grandi soprusi. Nella fattispecie mi viene in mente il libro dell’iraniana Azar Nafisi “Le cose che non ho detto” Adelphi editore, in cui vengono descritti i silenzi di uno stato tirannico che calpesta la dignità delle donne, ed infatti in un passaggio afferma “molto prima di scoprire come un regime dispotico possa imporre una nuova immagine all’individuo e rubargli la sua vera identità, la sua idea di sé, io l’avevo vissuto già all’interno della mia famiglia”; oggi l’autrice vive in esilio all’estero.

Certamente mi sembra limitativo ricordare tali battaglie soltanto per l’otto marzo poiché se, per tanti paesi del nostro mondo occidentale, alcune cose sembrerebbero acquisite, in altri paesi invece sono ancora da affermare innumerevoli diritti. Pertanto l’8 marzo si può considerare soltanto una data simbolica, ma la promozione della donna passa ogni giorno attraverso il rispetto della sua dignità in ogni parte del mondo.

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Comments
6 Responses to “Vincenza Benanti emigrata marinese: uno dei simboli dell’otto marzo – Giornata Internazionale della Donna”
  1. Patrizia lupo ha detto:

    Grazie Grazie Concetta di questo tuo articolo, interessante, per far conoscere, a chi non lo sapesse già, le origini di questa festa, che ultimamente ha assunto un significato, a mio avviso, solo commerciale e di moda. Non sapevo che tra le donne morte nel rogo ci fosse anche una marinese. Grazie per avermi portato a conoscenza di ciò

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  2. donna Rosa ha detto:

    purtroppo da noi l’8 marzo è semplicemente il giorno delle mimose e della cena al ristorante per le donne anziane mentre le più giovani, solo alcune per loro fortuna, vanno a vedere uno streep maschile. a questo punto, visto che la donna diventa donna solo con un uomo, meglio festeggiarlo sotto le coperte col proprio compagno. opinione personalissima ovviamente

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  3. Ciro Guastella. ha detto:

    Una storia di Giuseppe Taormina su Vincenza Benanti e’ apparsa su questo sito alcuni anni fa. In essa venivano riportati, similirmente all’articolo di Calderone, gli eventi che hanno portato alla creazione e celebrazione del “Giorno della Donna”. Inoltre, nell’Agosto del 2011 al Castello Beccadelli, durante l’onorificenza al Prof. Charles De Lisi, Vincenza Benanti fu descritta e ricordatra come una umile ragazza marinese in America, pagava con la propria vita le conseguenze delle condizioni di abuso praticate nell’ambiente d’impiego di quei tempi. Lo stesso giorno la “Pro Loco Marinese” in una mostra allestita sull’emigrazione Marinese, metteva in evidenza, illustrata nei cartelloni con enormi fotografie, in particolare la storia di Vincenza Benanti.

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    • Giuseppe Taormina ha detto:

      Ringrazio Ciro Guastella per aver ricordato alcune circostanze che riportano alla memoria eventi in cui viene narrata la sfortunata vicenda della nostra concittadina Vincenza Benanti.
      Il fatto, di aver riportato alla “luce” questa triste storia, non deve essere visto come un momento di “competizione” alla ricerca di meriti e vanagloria per che sia stato il primo, o il secondo, a parlarne e a scriverne.
      Ho letto su facebook un tuo commento riferito all’articolo che diceva: “85% plagio”
      Personalmente penso che un fatto storico è ben diverso da un romanzo, una poesia o un racconto. La storia è determinata dalla verità di fatti, che a distanza di tempo vengono ricordati, celebrati, commemorati. Nel percorso del nostro ordinamento scolastico gli studenti studiano una materia che si chiama STORIA e lo fanno, attraverso la lettura di libri di diverse case editrici e autori che narrano gli stessi eventi nella stessa scansione temporale riportandone fatti, date e luoghi precisi
      Quello che mi stupisce è che le istituzioni, a qualsiasi livello, non fanno “propria” questa verità, dandone un giusto riconoscimento di rilevanza sociale e morale per onorare la memoria di questa nostra concittadina, che agli inizi del 1900, prese parte, con la sua famiglia, al grande esodo di emigrazione verso l’ America in cerca di fortuna. Forse, una povera ragazza rimasta vittima di un incendio in una fabbrica non merita tanto onore di quanto gli si riserva ad un o scienziato?

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  4. Ciro Guastella. ha detto:

    Pino,

    Mi guarderei bene dal volere assumere la paternita’ di un certo tipo d’ informazione che non ha alcuna esclusivita’ ma che infatti e’ disponibile a chiunque volesse attingere dalle ricche fonti che abbondano sui motori di ricerca dei siti web. Il mio primo accenno si riferiva al tuo ben documentato articolo su Vincenza Benanti apparso su “Marineo Weblog” alcuni anni fa. Il secondo, informava sugli avvenimenti e le celebrazioni tenutesi durante le festivita’ di San Ciro in Agosto del 2011 che avevano messo in evidenza, attraverso diversi mezzi di comunicazione, Vincenza Benanti e la tragedia del Triangle Waist Company nel palazzo Asch di New York.
    Quindi a Marineo la storia della ragazza di New York era stata raccontata e l’articolo pubblicato di recente certamente non presumeva di essere una novita’, come poteva accadere di capire ad alcuni lettori.
    Come ricorderai, in passato abbiamo unito le nostre risorse e ci siamo occupati della vita e la morte di Vincenza Benanti, abbiamo mantenuto una frequente corrispondenza con lo scambio delle ricerche effettuate sul progetto che tu conservavi in un fascicolo. L’anno scorso mentre visitavo Marineo, mi hai confidato che quel fascicolo ti era stato sottratto dalla scrivania da un certo individuo al quale non avevi dato autorizzazione. Eri talmente annoiato al punto di suggerirmi di chiedergli di ritornare i documenti che ritenevi erano il frutto delle nostre reciproche ricerche; tue e mie.
    Guarda, la cosa a questo punto mi e’ indifferente, ma mi chiedo ora, visto che conosci bene l’individuo, se ti abbia mai restituito quel fascicolo. Ovviamente, dopo essersene fatte copie del contenuto, sara’ stato saggio ritornartelo.
    Condivido pienamente la proposta per l’onorificenza che dovrebbe spettare a Vincenza Benanti. Marineo non puo’ ignorare gli scienziati per il conseguimento dei loro successi, ma deve altresi’ onorare la memoria della ragazza che in America incosciamente a 16 anni ha pagato con l’estremo sacrificio, mentre umilmente contribuiva al mantenimento della sua famiglia.

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  5. Ciro Realmonte ha detto:

    Ricordare ancora una volta, la drammatica esperienza che ha coinvolto la giovane Vincenza Benanti, nella tragedia del 25 marzo 1911, alla comunità di Marineo, costituisce preziosa occasione educativa.
    Non è mai superfluo fare memoria di una esperienza che ha interessato non solo la famiglia Benanti, già provata, ma direi anche la comunità marinese.
    Questa tragedia, costituisce il fondamento, la motivazione della festa delle donne, ma purtroppo oggi celebriamo solo l’aspetto coreografico e superficiale.
    E allora è utile, necessario ritornar a fare memoria, perché non muoia il passato.
    Un grazie a Maria Concetta Calderone, a Pino Taormina e a Ciro Guastella, che con attenzione e amore segue e vive la storia dei “marinisi”, che con l’arte dello scrivere ci fanno conoscere fatti e storie di uomini e donne che hanno un legame con la nostra Marineo, e questo perché possiamo migliorarci e contribuire a far crescere la nostra Marineo.
    L’articolo proposto da Maria Concetta, pubblicato da Marineo Weblog, in occasione della festa delle donne, mi suggerisce anche di proporre all’amministrazione comunale di inserire nella toponomastica di Marineo anche il nome di Vincenza Benanti.
    La scelta di dedicare una via a Vincenza Benanti costituirà, a mio avviso, ulteriore occasione perché la “storia” quella semplice, ma forte e incisiva possa parlare alle generazioni presenti e future.
    Possa comunicare il sacrificio che hanno vissuto tanti nostri compaesani, per avere un futuro costruito nell’onestà e nel lavoro.
    Queste “storie”, questa “nostra” storia è inserita nella grande storia dell’uomo, occorre saperla leggere con il cuore.

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