Celebrazione al Palazzo del Quirinale del “Giorno della Memoria”

“Occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso”

“La Giornata della Memoria che abbiamo celebrato oggi è tra le più intense di questi ultimi anni”. Con queste parole il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha iniziato il suo intervento celebrativo del Giorno della memoria al Quirinale, aperto dal fimato “1943-1997” di Ettore Scola, richiamando “la forza politica e morale” dei contributi del ministro Profumo e del Presidente Gattegna, le genuine, appassionate testimonianze degli studenti, il “quadro ricco come non mai, che qui si è riflesso, delle iniziative indette, in tutto il paese. Insomma, il ricordo della Shoah come tragedia dell’Europa sta toccando livelli sempre più alti di consapevole partecipazione nel nostro Paese”. Il Capo dello Stato ha quindi sottolineato il valore del Protocollo – presentato nel corso della cerimonia – tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane “per fare della nostra scuola ancor più compiutamente ‘una scuola di memoria’. Questo impegno rappresenta il miglior antidoto a quei rigurgiti di negazionismo e antisemitismo, di intolleranza e di violenza che il ministro ha denunciato come fenomeni, per quanto marginali, da stroncare sul nascere”. Il Presidente Napolitano ha ricordato di aver giurato da Presidente “sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a riflessioni, prese di posizione e sollecitazioni motivate e inequivoche contro l’antisemitismo in ogni suo travestimento, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge. Lo dice l’articolo 2 della Costituzione italiana. Lo dice l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Sì, l’Europa è questo. Non dimentichiamocene sol perché la nostra attenzione è oggi spasmodicamente concentrata sulla grave crisi finanziaria ed economica in atto da tre anni, sull’emergenza che ha investito l’Eurozona, sulle quotazioni, giorno per giorno, dei titoli del debito pubblico. Dobbiamo fare i conti con queste assillanti realtà, ma non perdiamo di vista il senso e i valori della costruzione europea. Le ragioni del nostro stare insieme sono lì, in quel fondamento di pace e di civiltà su cui l’Europa ha trovato la sua unità ed è chiamata a far leva per il suo futuro. Il Cancelliere tedesco Signora Merkel ha parlato ieri – in un’importante intervista – del suo sentimento dell’Europa, ‘un continente col quale si può contribuire a plasmare il mondo’, nel segno della dignità dell’uomo, delle libertà e dello sviluppo sostenibile. Ella ha parlato, in termini che condivido e apprezzo, della sua visione dell’Europa come ‘Unione politica”. E con una frase molto forte ha aggiunto: ‘L’Europa è la nostra fortuna… Se non avessimo l’Europa, forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra’. Sì, ed ecco perché occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso”. “Il primo a rivolgersi ai tedeschi perché apprendessero l’estremo orrore del nazismo – ha aggiunto il Presidente Napolitano – fu con i suoi radiomessaggi dall’America, un grande tedesco costretto all’esilio. Il 14 gennaio del 1945, mentre Hitler teneva ancora nella distruzione e nella menzogna una Germania sull’orlo della disfatta, Thomas Mann rivelò agli ascoltatori tedeschi che gli inviati della neutrale Svizzera, in missione umanitaria, avevano potuto vedere, prima che con la liberazione se ne aprissero i cancelli, i campi di Auschwitz e Birkenau, dove nel giro di un anno tra il ’43 e il ’44 erano stati uccisi 1.715.000 ebrei. E videro, quegli inviati svizzeri, disse Mann, ‘quello che nessun uomo sensibile è disposto a credere, se non l’ha visto con i propri occhi’. Dopo che quello sterminio e la guerra furono finiti, il percorso autocritico fu intrapreso e portato avanti in Germania. E l’immagine più alta che ne fu trasmessa al mondo, è quella, rimasta in me impressa per sempre, di un grande uomo politico e di governo tedesco, Willy Brandt, che a Varsavia nel 1970 si piegò in ginocchio dinanzi al monumento alle vittime del Ghetto – lui che aveva combattuto contro il nazismo prendendo su di sé la croce del chiedere perdono a nome della Germania. Noi italiani chiudemmo i conti con il nazifascismo e con il nostro passato più buio combattendo la guerra di Liberazione e dandoci la Costituzione repubblicana. Ma non abbiamo smesso di cercare e diffondere la verità, guidati anche dalla grande luce della testimonianza e del messaggio di Primo Levi. E su misfatti come quello delle leggi razziali del 1938 e della loro applicazione, abbiamo fatto conoscere la dura verità, negli ultimi anni come non mai”. Il Capo dello Stato ha voluto richiamare il significato più ampio di questa Giornata della Memoria appena espresso dal Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche quando ha detto : ‘Ferme restando le specificità della Shoah, che fu il tentativo di realizzare il genocidio perfetto … questa deve essere la occasione di una riflessione condivisa che abbracci anche tutte le altre vittime di quella tragedia’ : oltre che gli oppositori politici, ‘gli omosessuali, i disabili fisici e mentali, le popolazioni rom e sinti’. Di qui “la lezione che ho sentito – ha detto il Capo dello Stato – ieri risuonare nelle parole di un alto magistrato – il Procuratore Generale della Corte di Cassazione – nella cerimonia per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Parole severe per bollare qualsiasi alibi si possa accampare per ‘legittimare l’oblio’ – così egli si è espresso – ‘di quelli che vengono definiti diritti sottili o diritti degli ultimi’, quegli ultimi, quei deboli già evocati in triste sequenza da Gattegna. Per fortuna, è stata la conclusione del magistrato, si è affermata ‘la tutela sopranazionale dei diritti umani e delle libertà fondamentali’, la cultura del “diritto in grado di imporsi ai governi delle Nazioni’, e quindi la storica conquista della ‘creazione di una giurisprudenza comune dei diritti umani’. Coltivare queste conquiste, contro ogni regressione, è il modo più giusto e fecondo di rendere omaggio alla memoria delle vittime della Shoah, al sacrificio, alla resistenza, alla rinascita dei popolo ebraico”.

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