Cinquant’anni di scautismo a Marineo

di Giovanni Perrone –

Sono iniziate le manifestazioni per festeggiare il primo mezzo secolo di vita del Gruppo Scout di Marineo. Infatti, nell’aprile del 1962 un gruppo di giovani, incoraggiati dall’allora parroco monsignor Natale Raineri (persona lungimirante ed intraprendente) si diede da fare per dar vita allo scautismo. In una società spesso autoreferente e con corta memoria, è opportuno “fare memoria”, per riscoprire le radici, per esprimere gratitudine a quanti hanno permesso di raggiungere questa tappa, per progettare un futuro migliore. Cinquant’anni fa suscitò curiosità ed anche qualche battuta ironica una trentina di ragazzi, in pantaloni corti e con un fazzoletto (arancione bordato di tricolore), che sfilavano nella processione di san Ciro: che cosa volevano questi “voi scausi” (boy scouts) che camminavano inquadrati come soldatini? Non erano soldatini, invece. Ben presto, i giovanissimi capi che li dirigevano iniziarono a frequentare gli eventi di formazione promossi dall’Associazione Scautistica Italiana (ASCI, poi divenuta nel 1974 AGESCI, in seguito alla fusione con l’Associazione Guide Italiane) e divennero capaci di offrire ai giovani esploratori marinesi un percorso formativo basato sui valori tipici dello Scautismo. Entusiasmo, spirito di avventura, giovanile fervore caratterizzarono quei primi anni. Un primo campeggio, con fatiscenti tende canadesi acquistate a Lattarini, si svolse presso la chiesetta di Scanzano. Acquisto di camicie militari per l’uniforme, coperte trasformate in saccopelo, avventurose uscite nella natura, angoli di squadriglia caratterizzati da creatività (non c’erano soldi e bisognava arrangiarsi), spirito di inventiva, instancabile laboriosità, animosa presenza nei locali di via Dante (saggiamente messi a disposizione dal Parroco) diedero da subito l’opportunità a un centinaio di ragazzi marinesi (molti dei quali appartenenti a famiglie non facoltose) di trovare uno spazio educativo a loro misura ove esercitare autonomia e laboriosità, accompagnati da norme propositive quali sono quelli della Legge Scout. Carta vincente di quei primi anni fu la partecipazione agli incontri e agli eventi di formazione (a livello provinciale, regionale e nazionale) organizzati dall’Associazione, nonché l’interazione con gruppi scout di provata esperienza (nel 1963 il campo estivo con il Palermo 15 e nel 1964 la partecipazione al Campo regionale sull’Etna). Ciò permise ai giovani capi di maturare e di avere riconosciuto il loro qualificato e generoso impegno con prestigiosi incarichi anche a livello regionale e nazionale. L’accompagnamento del parroco Raineri, di padre La Spina e di padre Randazzo (quest’ultimo divenne assistente regionale dell’AGI e dell’ASCI) fu una significativa risorsa per l’affermarsi e la crescita del gruppo scout. Negli anni che seguirono al 1962 al Reparto Esploratori si affiancarono il Clan dei rovers e il Branco dei lupetti. Accanto al gruppo maschile dell’ASCI sorse il gruppo femminile dell’AGI (animato da Anna Randazzo, che poi rivestì anche un incarico regionale). Alcuni momenti forti di questo cinquantennio, oltre agli annuali campi estivi ed invernali, possono considerarsi la partecipazione a diversi campi nazionali, ad alcuni campi mondiali (i Jamboree) in Norvegia e in Cile, la costituzione nel 1973 della base nazionale della Massariotta (seconda Base per il Settore Specializzazioni) che ogni anno ospita centinaia di ragazzi, la partecipazione dei capi agli eventi nazionali di formazione associativa, la partecipazione alla GMG. Il Gruppo scout di Marineo ha accompagnato anche la nascita di diversi Gruppi: Vicari, Altavilla, Bolognetta. Quel che ha contraddistinto il Gruppo scout è stato il quotidiano impegno educativo a favore dei ragazzi, la cura della progressione personale di ciascuno, il gratuito e generoso impegno di tanti capi che si sono succeduti nei vari anni, l’entusiasmo delle centinaia e centinaia di ragazzi che nello Scautismo hanno trovato un punto di riferimento per la loro crescita. Infatti, in questi cinquanta anni, pur tra alterne vicende, il gruppo scout ha garantito annualmente un valido servizio educativo ad una centinaio di ragazzi e giovani, un servizio basato sul puro volontariato degli educatori (gli scouts sono abituati ad autofinanziarsi e sono quelli che, pur garantendo continuità e qualità, raramente hanno fruito di contributi esterni). La proposta educativa scout è caratterizzata da continuità e da qualità educativa, fa interagire il pensiero e l’azione, asseconda la voglia di avventura dei giovani, rendendoli protagonisti della loro crescita, favorisce l’interazione con il mondo, stimola la conquista dei valori tipici della cittadinanza attiva, promuove ed accompagna lo sviluppo della religiosità. Di fronte ai mille non luoghi e alla frammentarietà di proposte talora pseudo- educative, garantisce ai ragazzi una progressione nella crescita, in luoghi significativi con l’accompagnamento di adulti entusiasti e preparati. Il “movimento scout” è ancora attuale, risente però –oltre che dei limiti dell’agire umano- della carenza di capi. Ancor oggi, anche a Marineo, molti ragazzi non possono essere accolti nel Gruppo scout per mancanza di educatori. Essere capo, infatti, richiede generosità, fedeltà all’associazione e al metodo scout, passione educativa, spirito di avventura, competenza, costanza di impegno, capacità relazionale, tempo, ma anche il saper dir di no a “tante cose” per dedicarsi all’educazione dei giovani. Ancor oggi lo Scautismo marinese, invita tutti quelli che hanno pronunciato la Promessa ad essere buoni cittadini e buoni cristiani. Infatti, “semel scout, sempre scout”, una volta scout, sempre scout! Invita anche tutti (istituzioni, famiglie e cittadini) a sostenere adeguatamente l’attività degli scout, perché a tanti e tanti ragazzi possa ancora essere offerta la grande opportunità di vivere pienamente la meravigliosa avventura dello Scautismo. Auguri, perciò, al gruppo scout, grazie a quanti vi hanno operato e vi operano, grazie per quanto viene fatto e “buona strada!”

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Comments
One Response to “Cinquant’anni di scautismo a Marineo”
  1. Anonimo ha detto:

    QUELLE VECCHIE FOTO!
    Credo sia scorretto pubblicare vecchie foto. E il mio amico Pino Taormina ne approfitta spesso e volentieri. Credo che aspetti con ansia anniversari, ricorrenze e avvenimenti. E allora ti tira fuori vecchie foto che ti costringono a fare un passo indietro. Rincorrere ricordi, fatti, sogni, emozioni. Già devi riconoscerti fra altri dieci adolescenti! Devi trovare subito uno specchio, ma devi avere anche coraggio. Cerchi qualche capello, rientri un po’ di pancia e tutte queste foto in bianco e nero non aiutano. “Papi, ma perché eravate cosi tristi !” t’interrogano i figli. Chi sognava l’America, chi possedere una macchina, chi aspirava a superiore di una qualche congregazione. Per le ragazze le cose andavano diversamente. Esisteva la vera privacy. Dopo una certa età pochissime foto! Una foto girava di mano in mano e dovevi giustificarne il possesso. Le vecchie foto delle ragazze invece sono un toccasana. Ti ringiovaniscono perché ti rammentano quella ragazzina che riempiva i tuoi sogni d’innamorato.
    Oltre alle foto ci sono le citazioni. Leggo su un “manuale delle citazioni altrui” il nome di un giornalista: Marcello Cimino per via di certe cose con Sciascia. Devo rincorrere la memoria sino agli anni cinquanta quando (1957 ?) accompagnato dal nostro “primo scout-fondatore”, alias Giovanni Perrone, ci presentammo da Marcello Cimino in pantaloncini corti e lui sbalordito non capiva chi fossimo e ci stava allontanando “perché aspettava gente da Marineo”. Per lungo tempo andai a bottega da Lui scrivendo, per L’ORA tutto quello che mi passava per la mente su Marineo. Poi mandò a Marineo Roberto Ciuni che dedicò una pagina intera a Marineo e noi festeggiammo perché era una pagina bellissima: la prima volta senza morti e disgrazie! Oggi tutti i nomi che frequentavano quella bottega sono i principali giornalisti italiani.
    Tranne uno: il sottoscritto .
    Le vecchie foto non fanno bene alla mia salute.

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