Sesso e adolescenza: è giusto parlarne con i nostri figli?

 di Francesca Pernice – 

arriva l’adolescenza e si assiste ad un vistoso cambiamento dei nostri figli che non riguarda solo lo sviluppo fisico e la maturazione sessuale, ma anche il pensiero. Questi infatti, possono assumere comportamenti oppositivi e provocatori nei confronti dei genitori poiché sentono di voler affermare una propria identità distinta e separata dalle principali figure di attaccamento. I genitori cominciano a sentirsi confusi, spaesati e ci si accorge che i vecchi metodi di approccio al figlio esigono un cambiamento poiché non più funzionali.
Fra le tematiche che sicuramente più terrorizzano i genitori in questa fase vi è il sesso. Ci si accorge che la “cocca di papà” passa sempre più tempo al telefono con le proprie amiche sussurrando febbricitanti nomi come “Giovanni, Luca”. Peggio ancora è quando proprio questi “Giovanni o Luca” chiamano a casa per passare ore al telefono con la nostra “bambina”. Ovviamente le antiche promesse di eterna fidanzatina di papà cominciano ad andare in fumo! Per non pensare infine, a quando escono da casa con vestiti che urlano “sesso!” da tutte le parti (o li indossano di nascosto quando vanno alle feste o in discoteca). A quel punto mille domande assalgono i genitori: cosa starà facendo? Andrà troppo oltre? Utilizzerà le giuste precauzioni? Lo farà troppo presto? Si caccerà in qualche guaio?
Da qui il grande dilemma: è giusto parlare di sesso ai propri figli? A mio parere la risposta è: assolutamente sì.
E vi dirò di più, bisognerebbe cominciare a parlargliene fin dalle scuole primarie. Ovviamente l’approccio deve essere graduale e con argomenti che possono essere accessibili alle diverse fasi dello sviluppo. Per esempio cominciare a far capire che i bambini non vengono fuori dal cavolfiore o portati dalla cicogna sarebbe un buon primo passo. Bisogna tener sempre presente inoltre, che l’educazione sessuale da troppo tempo viene associata ad una conoscenza in termini strettamente medici e scientifici quando in realtà manca una parte fondamentale che è l’educazione al sentimento ed al rispetto profondo verso l’altro. Troppi accadimenti nella nostra società come stupri di massa fra il branco o fidanzatine uccise per il sentimento non ricambiato, oggi segnano dolorosamente i fatti di cronaca. Il sentimento di amore si trasforma in un desiderio narcisistico di possesso dell’altro come oggetto che va eliminato o sfruttato fin tanto che esso permetta il soddisfacimento immediato del piacere.
A questo punto possono presentarsi due tipologie di genitori: “il genitore tutto d’un pezzo” ed il “genitore amico”.
Il “genitore tutto d’un pezzo” non ammetterà mai di sconfinare così tanto con i propri figli al punto di condividere un argomento così intimo ed imbarazzante. Parlarne significherebbe perdere a poco a poco quel livello di temibilità che fa di lui/lei un buon genitore. Parlarne tra l’altro, dà l’illusoria impressione che si dia il via libera per far ricordare l’argomento ed “aprire le porte” al mondo del sesso. Il sesso così rimane un argomento tabù ed i figli possono avere accesso a determinate informazioni solo attraverso il gruppo dei pari o internet o la televisione con tutte le “bufale” o i sistemi di credenza e di informazione erronei che spesso a tali contesti si associano. Pensare che siamo noi a ricordare ai figli il sesso se ne parliamo, in realtà è una concezione sbagliata in quanto la maturazione sessuale e l’attivazione ormonale sono processi naturali ed inevitabili, quindi il figlio rischia di rimanere solo con i propri pensieri, con i sensi di colpa o con il sentirsi “sporco” se si parla di sesso, con possibilità che si generi confusione e rischi per la salute.
Il genitore “amico” vuole farsi raccontare tutto dal proprio figlio, anche le esperienze più intime assecondando e condividendone le ideologie al fine di mimetizzarsi ed infiltrarsi nel suo mondo. Tale modalità in realtà può essere manipolativa perché percepita come necessità primaria di avere il controllo assoluto su di essi. Quest’ultimi possono sentirsi traditi perche scoprono il “gioco” che sta alla base del bisogno di controllo, ma possono anche sperimentare un senso di solitudine rispetto alla mancanza di figure adulte di riferimento (siamo amici!). Il rischio è che i figli mettano in atto comportamenti fortemente a rischio al fine di attivare competenze genitoriali che inconsciamente stanno ricercando o desiderando.
A dire il vero parlare di sesso con i propri figli è difficile ed imbarazzante ed è normale sentirsi bloccati. Parlarne è comunque indispensabile al fine di fornire le giuste informazioni di cui necessitano, ma anche per far comprendere loro che siamo il principale punto di riferimento a cui rivolgersi nel momento in cui ci si senta nei guai e non si sappia cosa fare. Bisogna avviare un “ascolto attivo” dove il giudizio di valore venga sospeso facendo spazio ad un’ attenta e matura conoscenza del loro mondo senza che ciò significhi farci raccontare ogni particolare della loro vita. Dobbiamo rispettare ciò che nostro figlio decide di raccontarci facendo tesoro di quella esperienza come possibilità di scambio e di confronto rispetto ad ideali e valori. Non dobbiamo dunque aver paura di dire come la pensiamo (per esempio che è troppo presto per fare sesso) se ciò è improntato nel rispetto e nel confronto delle idee. I figli del resto hanno il gruppo dei pari dove scaricare confidenze più piccanti. Noi serviamo a loro per ricevere stimolazioni e spunti di pensiero “altri” con cui si confronteranno e decideranno quale compromesso realizzare.
Quali occasioni per farlo? Cercare situazioni “casuali” come commentare un film, un talk show o anche l’esperienza di un amico dei nostri figli. Accompagnare le femminucce dal ginecologo quando si diventa “donne” o in genere i nostri figli ad un consultorio familiare, infine, è fondamentale per trasmettere una cultura improntata sulla salute e sulla prevenzione (la ginecologa o l’esperto potranno rispondere a tutti quei quesiti che forse imbarazza chiedere a mamma o papà).

Fonte: Palermo in…tasca DICEMBRE
 
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Comments
One Response to “Sesso e adolescenza: è giusto parlarne con i nostri figli?”
  1. le conclusioni dell’autrice sono condivisibili, ma probabilmente essa stessa non si accorge dei pregiudizi palesi da cui traggono spunto;

    è alquanto curioso, difatti, rilevare come alla questione ‘genitori che parlano di sesso ai figli’ l’autrice dell’articolo faccia riferimento soltanto al parlare di sesso alle figlie, come risulta anche dalla foto allegata;

    totalmente assente l’universo maschile dei figli;

    forse soltanto le ragazze necessiterebbero di una educazione sessuale?

    forse che soltanto alle ragazze bisogna dire di stare attente, di avere coscienza di quando e come farlo?

    ma quel che è ancora più curioso è che parrebbe – stando alle considerazioni dell’autrice – che il sesso sia non gioia ed espressione di sè e d’amore ma costituisca un pericolo, un pericolo da cui solo le donne debbano salvaguardarsi;

    Parlare di sesso ai figli è bene, ma se le premesse sono ansiogene come quelle cui l’autrice dell’articolo fa cenno, meglio tacere.

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