Godrano. Da oggi fino al 13 giugno si svolgeranno, presso la piazza Aldo Moro, una serie di eventi di arte musica e poesia. La manifestazione dal titolo “Irresistibile voglia dello Spirito Creatore” è organizzata da nuova cittadinanza in collaborazione con la Biblioteca “Francesco Carbone”. Visualizza gli appuntamenti
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15ooo euro nella monnezza
SOLO
Con l’anima mia solo,
solo io tremo, ”barcollo”
barcollo tra mille confusioni,
ascolto il silenzio,
silenzio della mia vita,
occhi tristi,
tristi fra i cespugli verdi scuro.
Mentre nel mio sguardo al cielo?
Cielo e terra si congiungono,
vorrei disegnare,
disegnare l’Anima mia che non sento,
non sento più,
non parla più con il cuore,
cuore mio, vedo solo?
Solo una pagina bianca riflessa,
riflessa allo specchio,
specchio spezzato.
Mentre scorre in me l’aria,
aria gelida della notte buia,
raccolgo i pensieri miei, vedo,
vedo il tuo volto e il sorriso tuo,
e poi ripongo,
ripongo con delicatezza,
i ricordi nel mio cuore,
cuore spezzato.
autore
Paolo Francesco Barbaccia
affettuoso. Dopo aver sofferto la scomparsa della moglie con la
“In principio era il Verbo…” quale ha vissuto trenta anni, lui parla di se:”Uomo, creatura senza
Per il Poeta Paolo Francesco Barbaccia, il Verbo è il fondamento di ali io sono”. La Vita sembra fermata per lui, ha perso la ragione di
tutto. Il Verbo ciò è le parole delle sue poesie sono squarciate con essere. Ma la gran forza della Vita di nuovo regala al Poeta le Ali e
l’Amore, la Vita e la Luce. lui come Fenice rinasce per vivere. Lui non solo ricomincia a volare
Il Poeta scrive perché non può non scrivere, non può stare senza di nuovo, ma desidera anche che tutti possano sentire la bellezza
l’espressione poetica della propria visione degli eventi circostanti e della Vita e dell’Amore.”Ma se l’Amore, l’Amore vi chiama
li dedica anima e corpo. Lui si preoccupa di ognuno di noi, si seguitelo, seguitelo anche se le sue vie sono, sono ripide e tortuose”.
preoccupa delle debolezze umane e della mancanza della sincerità e Il Poeta non dimentica il Passato, gode il Presente, non ha paura e
benevolenza: ”E sorridiamo a Natale, solo a Natale”. Il Poeta crede nel Futuro. Usando il modo particolare la lingua poetica lui
considera se stesso come un membro della società con “i piccoli compone la musica speciale delle sue poesie che diventano le
cuori di metallo”. Ma lui non può vivere come la maggior parte di preghiere, il pianto, gli inni, i canti d’Amore. Le sue opere, una
noi è già abituata: ”Cercherò di aprire i cuori all’Amore” e volta recitate, risuonano e rimangono nell’aria ancora. Il Poeta crea
“pregherò Gesù Bambino per voi”. L’Amore nei confronti degli dei paesaggi fantastici, mostra le sensazioni e i quadri incantati.
esseri umani è il principio che lo guida nella Vita. Il Poeta desidera Dalla solita sorgente dell’Amore e della Vita si nutrono la Natura e
la Pace per ognuno di noi, ma sa pure che tutto è interconnesso nel la mente del Poeta.”Un Poeta vive, osserva la natura, dona sole a
Mondo, e le azioni sbagliate possono provocare non solo i problemi chi ha freddo, da pace a chi cerca pace, da il suo Amore a chi cerca
personali, ma anche le tragedie mondiali. Il Poeta conosce bene gli Amore,…il Poeta canta pure per chi non sa vedere, vedere la
aspetti sociali e politici di oggi: ”Vedo solo pipistrelli, dei pipistrelli bellezza del Creato…”. E come il colmo della riflessione poetica lui
sono ai remi, remi del mondo”, lui vede la realtà di oggi: ”l’uomo ci conclude:”il Poeta è sempre vicino, vicino a Dio”.
dà veleno nelle acque…l’uomo ASSASSINO”. Gli sembra che il “In principio era il Verbo…” I Verbi ciò è le parole sono i laterizi
Mondo dorma nel peccato.”Tuonano le Armi dei falsi, falsi Profeti, con i quali Paolo Francesco Barbaccia costruisce l’ampia Casa
Profeti di Pace?”Questa follia continua, ma che cosa può fermarla dell’Amore e della Speranza.
per non farci cadere ancora più in basso? “Dedico queste righe solo Paolo Francesco Barbaccia è il Poeta il ritratto di qui si può
a chi ama la vita senza il bisogno di imbracciare un fucile”- secondo esprimere in cinque righe:
il Poeta tutti coloro che possono ancora ascoltare “la voce P rosciugare le lacrime amare,
dell’antichi maestri” salveranno la Vita nel Mondo. Il Poeta sa A vviare l’Anima di nuovo,
come si stringe il Tempo rapido e fugace, lui cerca la ragione di O stinarsi e sperare in futuro,
Vita e comprende che la guida l’Amore eterno. Il primo e il secondo L ottare per il nuovo Amore,
libro di Paolo Francesco Barbaccia rappresentano gli inni d’Amore O sare di essere felice.
nei confronti di tutto che è creato da Dio.
Il Poeta ricorda l’infanzia, Godrano, dove è nato, il suo nonno, che Lali Burduli
ammirava, le minutezze, che compongono la Vita, basta vederle, e Poggibonsi, anno 2002.
lui vede le cose con il cuore e gli occhi aperti.
Il Poeta è la persona matura, ma esprime i suoi sentimenti da un
giovinetto impetuoso, da un coniuge tenero e fedele, da un figlio
Lo stile nuovo ed espressivo di Paolo Francesco Barbaccia (Caldi Sospiri, Edizioni “I miei colori”, pp.80, L. 15.000)
“Caldi Sospiri” è il titolo della bella silloge poetica di Paolo Francesco Barbaccia, edita dalle Edizioni “I miei colori”. Si tratta di 66 poesie dalle varie tematiche. Uno stile nuovo ed espressivo, affiancato ad una tecnica poetica innovativa, fa del Barbaccia un poeta eccellente. Lo stile è apparentemente semplice, ma l’uso frequente di metafore e di figure retoriche, come le iterazioni, rendono la sua poesia, come afferma Emilio Cribari nella Prefazione, di una difficile semplicità. «Pagine calde, patite, accorate. Disegnate con la forza e l’umiltà di chi ha potuto (e ha saputo) vedere anche al di là della propria temporanea ed incostante presenza sul greto del mondo».
Tutta l’opera ruota attorno al mistero della vita, e quindi attorno all’amore e alla religione, ma anche ai problemi attuali e al «male di vivere», per dirla con Eugenio Montale. Per Francesco Barbaccia l’uomo può trovare la vera risposta della vita solo nell’amore, sentimento universale e tanto duraturo da non essere ostacolato neanche dalla morte. Infatti, come afferma il Boccaccio, «le leggi d’amore sono di maggior potenza che alcune altre».
Nell’opera l’immagine del viaggio, in una dimensione temporale che include passato, presente e futuro, allude allo scorrere della vita. Infatti il poeta afferma: «Scorre l’acqua nella fontana del tempo, / come scorrono i giorni della nostra vita. / Mille furono i problemi per la costruzione / della nostra o vostra fontana del tempo. / Il tempo è un vortice che passa / come una stagione infinita». Emblema ed esplicazione di questo concetto è l’immagine dell’uomo-foglia, come appare nella poesia “Trovarsi vicini”, che fa balenare nella mente i versi leopardiani di “Imitazione”, dove appare la figura della foglia fragile proprio come l’uomo.
Il poeta nella poesia “L’arca di Noè” afferma che Dio si è trasformato da buono e giusto a severo e ingiusto, Egli non è più il Dio dell’arca di Noè, ma solo colui che punisce i peccati degli uomini. Il Barbaccia sogna per ciò un nuovo mondo, nel quale, proprio in occasione Giubileo, bisogna «trovarsi nella città proibita, / innamorati, / innamorati ad assistere alle danze, / danze degli angeli». L’anima del Barbaccia non può restare che enormemente atterrita dalle devastazioni naturali, ma ancora lo è per il tragico dramma della guerra nella ex Jugoslavia. Niente passa inosservato alla sua sensibilità di poeta e, nei ricordi, rivive i bei momenti, anche se remoti, della sua giovinezza siciliana. L’uomo nel suo viaggio cerca di raggiungere la sua meta: lo spazio astrale che dai cristiani viene definito Paradiso. Un luogo, come scrive Tagore, «dove si stende l’infinito cielo / in cui l’anima prende il suo volo, / regna lo splendore bianco e immacolato. / Non c’è giorno né notte, / né forma né colore, / né mai una sola parola».
Giuseppe Manitta
Paolo Francesco Barbaccia
Caldi sospiri
Anna.
Caldi sospiri al freddo cuore,
dolce pensiero,
pensiero immortale,
inquieto,
inquieto amore mio risorge,
risorge amore mio,
si altera il cielo e le stelle,
il tuo ricordo è qui con me.
La voglia di te mi assale,
vorrei rivederti,
rivederti ancora,
ancora una volta dolce Madonna,
Madonna mia.
Scavo nel passato,
e il pianto mi assale una foglia,
una foglia cade,
cade dal cielo carezzando il
il viso mio,
l’armonia musicale degli angeli allietano,
allietano il mio dolore,
mentre il dolce alito del vento asciuga,
asciuga il mio pianto.
Il vento selvaggio di Godrano
Belli furono che i miei occhi
mirando la natura
videro quella rocca
chiamata Busambra
Ben sapevo la natura selvaggia dei godranesi
e servi del Gobbo.
Mentre la Madre Terra di Godrano
soffriva e piangeva i suoi figli caduti sotto i colpi dei “mafiosi”
Due erano le famiglie “mafiose” a Godrano
e hanno fatto piangere tante madri.
Uno Dio l’ha fatto nascere Gobbo,
ma era il peggiore.
Tu, Gobbo, non hai potuto fuggire dal tempo,
non eri nessuno prima
e non sei nessuno oggi.
Chi ti ricorda,
ti ricorda per i tuoi male fatti.
Mi ha fatto male la via della salita.
E dura è la vita,
è una sola
Ed è una giostra.
Il mio pensiero ricorda sempre
la montagna Busambra
e quei mucchi di concimi lungo le strade di Godrano
che scavalcavamo tutti come lo faceva il poeta Giacomo Giardina.
Paolo Francesco Barbaccia
Poggibonsi, lì 16 marzo 2007.
Amore, ricordo e poesia in Caldi sospiri di Paolo Francesco Barbaccia ( Edizioni “I miei colori”)
La silloge di poesie di Paolo Francesco Barbaccia è un canto d’amore, come evidenziano soprattutto alcune parole chiavi, quali amore, sospiro, primavera, ricordo, felicità, dolore. L’espressività poetica è originale e pacata, entusiasmante e vera, e scaturisce dal profondo del cuore. Ogni affetto, ogni sentimento non è un una frase fatta, non è un luogo comune, ma una manifestazione del proprio animo, un’epifania del proprio intimo. Tutto ciò viene espresso attraverso uno stile spezzato, unico, «nutrito di continui richiami e definite ombreggiature, che trasforma quell’insaziabile dubbio in sconvolgente verità, quell’incubo in inconfutabile realtà» scrive nella prefazione Emiliano Cribari. Ogni evento comunque, ogni emozione vengono filtrati attraverso il tempo. «Scorre l’acqua nella fontana del tempo, / come scorrono i giorni della nostra vita. / Mille furono i problemi per la costruzione / della nostra o vostra fontana del tempo… / Il tempo è un vortice che passa / come una stagione indefinita». Materializzazione del tempo è la memoria e il ricordo. La silloge del Barbaccia, infatti, corre sulla scia del ricordo che diventa poesia ed afflato lirico, ma soprattutto amore, amore vero, specchiato dalla bellezza del creato che procura una felicità interiore. Ebbene sembra strano ma è così: la poesia in fondo nasce da un ricordo triste, da un evento luttuoso: la perdita della donna amata. Ma questi sentimenti non sono travolti dal pessimismo, la vita continua a scorrere, l’amore per la donna si mistifica e si spiritualizza attraverso il canto e la poesia «perché il vento scende dai monti, parlando d’amore». La tristezza e il dolore vengono purificati e idealizzati. L’amore terreno e materiale diventa eterno e la natura partecipa in questo afflato beatifico, quasi contemplativo. Se la donna amata non c’è più, continua a persistere il suo alito profumato. La vita è un ciclo continuo e questo poeticamente è espresso dalle iterazioni che legano i versi. La ripetizione delle parole alla fine e all’inizio del verso hanno inconsciamente questo significato. L’amore e la morte diventano elementi non contrastanti, ma quasi la stessa faccia della stessa medaglia, quasi un’unione indissolubile che proietta verso la felicità universale. Eppure nel mondo esiste tanto male: guerra, odio, violenza. Elemento consolatore diventa allora Dio. La sua pace è la pace del poeta. La pace è aspirazione intima, è poesia. E l’autore si chiede: «Che cos’è un poeta? / il sapere scrutare nella profondità / della propria anima? / Accorgersi che dentro arde? / Arde una fiamma di guerriero, / con la stessa intensità dell’amore. / Il poeta ama in silenzio e nel frastuono, / ama nella solitudine della vita. / Il poeta sorride dentro, / mentre dentro ti senti bruciare, / e in silenzio si abbraccia con l’Eterno». La silloge, che può essere sotto certi aspetti accostata al “Canzoniere” del Petrarca, soprattutto alla seconda parte quando viene idealizzata la Laura perduta, si conclude con una mistica fusione di amore e dolore: «Tu non ti accorgi del mio soffrire, / struggermi d’amore per te». Dalla poesia del Barbaccia scaturisce certo un senso di pace e di quiete: il sorriso della vita.
Angelo Manitta
Sicilia, Godrano-Ficuzza, Palazzo Reale Borbonico
Godrano… Ricordo quel paese di montagna dove i miei avi si stabilirono nel 1786.
Per quel poco che ho vissuto a Godrano dalla mia nascita nel 1946 sino agli anni 50, e per quanto posso ricordare della mia infanzia, era un paese molto rudere e poco ospitale…
Ricordo una vecchietta di sopranome “la pulizana”, vicina di casa, che tutte le volte mi incontrava alla fontana dove tutti andavamo prendere l’acqua per portarla a casa, mi ribadiva con insistenza che noi, Barbaccia, non eravamo di Godrano, ciò mi rendeva triste e mi sembrava molto offensivo.
Per me, un ragazzino di 5-7 anni Godrano è stato più un “patrigno” che un “padre”.
Ma lì ho conosciuto una persona di nome Giacomo Giardina.
E’ solamente oggi che Godrano rende omaggio ed è orgogliosa di essere un paese del grande poeta Giardina e oggi i suoi libri sono un gioiello delle librerie, ma nei tempi lontani quando “zio” Giacomo Giardina camminava per le strade di Godrano, per volere del “fior fiore della società” locale era considerato né più né meno che un povero demente, una specie di pazzo-ambulante.
Durante la festa in casa di mio zio Giacomo Barbaccia ricordo una frase detta da Giardina: “Con il mio passo lungo, venendo verso questa casa, nel buio, essendo attento per non sporcarmi, pensavo scavalcare un monte di concime, ma invece mi sono trovato “a cavallo” di una vacca.” Dopo Giardina mi ha impressionato in modo particolare durante il matrimonio di mia cugina, figlia di mia zia Paola, nella borgata di Ficuzza quando ha recitato a lungo le sue bellissime poesie.
Era una persona speciale e sapeva esprimersi in modo speciale come nessun altro tra gli adulti e conoscenti di allora. Fu il mio primo impatto con l’anima poetica, con la visione della vita diversa dal comune.
E fu anche mio nonno Francesco Barbaccia che inconsapevolmente mi ha introdotto nel mondo della musica e riflessione. Radunava i suoi nipoti nel giardino di casa, ci mettevamo a sedere su una lunga pietra e lui cominciava a suonare il suo flauto(era un bravo costruttore di quel strumento musicale). Ricordo che al posto di arrabbiarsi mio nonne si metteva a suonare, come dicono in Sicilia, il suo “friscaletto”…
Il sogno e la meta
Mi sento leggero,
sogno per fin di volare,
nel mio volo vengo sempre a cercarti.
Bella è la visione sotto di me,
colline prati in fiore,
e gli amanti in amore, è la stagione
di primavera,
veloce come il vento
è il mio volare e scrutare nel cercarti.
Ma continuo a non trovarti,
eppure ti vedo in lontananza,
sei come l’aria che avvolge il mio corpo,
ma non riesco a toccarti.
I sogni sono come la realtà,
non si raggiunge mai la meta.
NEL GIORNO DELL’AMORE
Con il canto,
canto di lode sulle tue labbra,
e addormentarsi,
addormentarsi pregando per l’amore,
l’Amore nel cuore.
Riposare nell’ora dell’amore,
e meditare nell’estasiato,
estasiato nuovo giorno,
giorno d’Amore.
Destarsi all’alba con il cuore,
cuore alato e sciogliersi?
Imitando l’acqua del ruscello,
ruscello che canta,
canta per il nostro AMORE,
poiché l’amore?
L’amore non da nulla fuorché se,
“se stesso”.
Ma se la vostra paura non cercherà,
cercherà nell’amore,
nella vita vostra sarete,
sarete orfani.
Ma se l’Amore,
l’amore vi chiama, seguitelo,
seguitelo anche se le sue vie sono,
sono ripide e tortuose,
abbandonati alle Ali,
ALI dell’AMORE.
“LA VALLE INCANTATA”
Silenzioso cammino, nella valle,
nella valle galoppa l’Unicorno,
si ode una voce profonda,
risuona la voce nella valle,
nella valle odo il canto d’Amore,
nella valle sento la voce di Lali,
nella valle scorre l’acqua del ruscello,
ruscello incantato dove galoppa,
galoppa l’Unicorno bianco e si ode,
si ode il canto di Lali.
Nella valle cammino lentamente,
lentamente e silenzioso per udire?
Udire l’armonia musicale del ruscello,
del ruscello e il dolce canto di Lali,
nella valle volano i sogni miei,
nella valle dorme,
dorme il fiore dell’AMORE,
nella valle camminerò silenzioso,
per non svegliare l’Unicorno bianco,
è in silenzio camminerò con te LALI.
> LA MIA LACRIMA
>
> Grigia Terra, sei divenuta pure spinosa.
> Tu, Terra, senza Amore, sei come una caverna di pipistrelli,
> Sei come una madre senza Anima, senza Amore.
> Proprio l’Amore che il Mondo cerca.
> L’Uomo, sì, l’uomo non trasmette più Amore
> Ed io come la voce nel deserto con il corpo imprigionato nel tempo
> per te, Madre Terra, farò della mia anima uno scrigno per la tua anima.
> Ti darò il mio Amore e mi coricherò nel tuo prato fiorito per amarti e respirare la tua Aria.
> No, non voglio un Amore telematico, Amore virtuale o morboso, o un Amore depressivo.
> Sono Amori forzati.
> Amore-bella parola- ed è bello gridare:” Ti amo!”.
> Ci da un senso di libertà.
> E’ bello dire: “Il mio cuore è una dimora per la tua bellezza, Donna”.
> Lasciate che si sfiorino le vostre labbra nella vita reale perché questo è l’Amore.
> Amore è come dire: ”Ti amerò come le praterie amano la primavera sotto i raggi del sole.
> Ti amerò nelle onde del mare! Ti amerò, Madre Terra, perché tu se la Madre,
> Perché tu ci dai Amore! Tu sei l’Amore!
> Ed io per l’Amore ti dono la mia ultima lacrima…”
> Ti amo, Mondo Umano, ti amo, Madre Terra!
> Bello dire “Amore” e poi canterò il tuo nome nel silenzio, Madre,
> Come la Valle canta l’eco del ruscello.
> Ti donerò la mia ultima lacrima per l’Amore…”
>
> Paolo Francesco Barbaccia Viscardi