«Come è noto le feste contadine tradizionali hanno sempre avuto, fin da epoca precristiana, un carattere agrario. Erano riti intesi a propiziare l’ordinata scansione dei cicli stagionali, da cui dipendeva il buono o il cattivo destino dei raccolti. Nulla al pari della sopravvivenza della specie sembrava sottoposto più rigidamente ai ritmi naturali. Dalla loro annuale regolare ripetizione dipendeva la vita della comunità. Ciascuna festa doveva dunque essere celebrata in un tempo preciso, nel momento in cui in dipendenza dei mutamenti stagionali si passava da un’attività all’altra. L’aratura, la semina, la potatura, la raccolta dei diversi prodotti della terra venivano così a iscriversi in una dimensione religiosa, e i riti a questa connessi assolvevano precipuamente alla funzione di sacralizzare il tempo e lo pazio». (Antonino Buttitta)
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