di Walter Giannò - Sicilia Blog
Ieri, a Roma, l’ammnistratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha annunciato che “dal dicembre 2011 lo stabilimento di Termini Imerese non produrrà più auto”, motivando così la scelta della casa automobilistica torinese: “lo stabilimento è in perdita e oggi non possiamo più permettercelo. Capisco il problema del presidente della Regione Sicilia, Lombardo, ma il problema è strutturale. L’unico modo per risolverlo sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia. Se Lombardo è capace di fare questo che Dio lo benedica”.
Non si è fatta attendere la replica del governatore siciliano, pubblicata sul suo blog:
“Il sud e la Sicilia hanno già dato, al nord e alla Fiat, con un esodo biblico durato oltre un secolo, braccia e cervelli, contribuendo alla costruzione di enormi fortune e di incommensurabile ricchezza. Non possiamo permettere quindi a mister Marchionne di calpestare con cinica ironia la nostra dignità”.
È intervenuto anche l’assessore regionale all’industria Marco Venturi:
“Oggi prendiamo atto che Fiat non crede di potere continuare a produrre auto a Termini. Ci auguriamo che questa posizione possa essere rivista ma qualora non ciò non accadesse allora mi sembra doveroso verificare se ci siano le condizioni affinché a Termini si possano continuare a costruire automobili rivolgendosi ad investitori stranieri“.
Altrettanto polemico, anche e soprattutto col governo nazionale, il segretario regionale del Partito Democratico, Giuseppe Lupo:
“È inaccettabile che il governo nazionale valuti positivamente il piano Fiat che abbandona Termini Imerese. Il ministro Scajola ha dimenticato in fretta le promesse fatte ai lavoratori. I parlamentari nazionali del centrodestra siciliano hanno il dovere di votare contro la legge finanziaria di un Governo che ha scordato la Sicilia per sollecitare l’intervento del presidente del consiglio”.
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